L’Italia ha celebrato l’81° anniversario della Liberazione dal nazifascismo in un clima di forte polarizzazione politica e tensione internazionale, ma segnato da un significativo riconoscimento storico da parte della Premier Giorgia Meloni. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha blindato i valori della Resistenza da San Severino Marche, città Medaglia d’Oro al Merito Civile, definendo il 25 Aprile una festa fondata non su ideologie ma sull’amor di Patria e confermando l’impegno della Repubblica: “Ora e sempre Resistenza!”.
Mattarella, bersaglio degli insulti della tv russa post-Sigonella, ha lanciato un potente monito contro la barbarie della guerra e le “antistoriche velleità” di rimuovere Onu e Ue. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha inviato un messaggio netto, riconoscendo che il fascismo “negò agli italiani libertà e democrazia” e celebrando la “sconfitta dell’oppressione” che portò alla nascita della Repubblica. Le opposizioni hanno manifestato divise: Elly Schlein (PD) a Sant’Anna di Stazzema ha ribadito che il fascismo è un reato, mentre Giuseppe Conte (M5S) a Napoli ha reso omaggio a Salvo D’Acquisto.
MATTARELLA A SAN SEVERINO: “ORA E SEMPRE RESISTENZA, CONTRO LE BARBARIE”
Il Capo dello Stato ha pronunciato un discorso di alto valore civile e storico, legando indissolubilmente il ricordo della Liberazione all’attuale scenario geopolitico, scontando l’impatto della guerra in Iran scoppiata il 28 febbraio e del blocco di Hormuz richiuso da Trump. Il Presidente della Repubblica ha cancellato implicitamente le polemiche innescate dalle recenti dichiarazioni della seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa (che aveva chiesto parità di rispetto per i morti della Repubblica di Salò), ribadendo che la lotta per la Liberazione è stata “amor di Patria” e il fondamento della democrazia italiana, non un’astratta posizione ideologica. Nel piccolo teatro Feronia di San Severino Marche, città Medaglia d’Oro al Merito Civile, il Capo dello Stato ha affrontato il nodo della memoria condivisa, liquidando i tentativi di parificazione retorica. Il discorso di Mattarella ha legato indissolubilmente il ricordo della Resistenza all’attuale, drammatico scenario internazionale, scontando l’impatto della guerra in Iran scoppiata il 28 febbraio e del blocco di Hormuz richiuso da Trump.

- Amor di Patria, non Ideologia: “Oggi facciamo memoria del 25 aprile non per un sentimento celebrativo di maniera, tanto meno per astratte posizioni ideologiche, ma per amor di Patria. Quello che ebbero a testimoniare i militari dopo l’8 settembre, i giovani che fuggivano i bandi della RSI per unirsi ai partigiani, le donne, i sacerdoti, i Carabinieri che dettero la vita”.
- Monito Internazionale: Mattarella ha condannato “il prevalere della legge imposta da chi si ritenga provvisoriamente più forte”, che semina “lutti, distruzioni e barbarie nella vita internazionale”. Ha respinto le “antistoriche velleità di affievolire Onu e Ue”, ricordando che reagire alla guerra significa dar fiducia a istituzioni comuni di pace.
- Radici della Repubblica: “Sulle macerie di un regime dittatoriale si trovano le radici della Repubblica. Nata ottant’anni or sono dall’onta dei collaborazionisti che avevano privilegiato il partito alla Patria. Per la Repubblica vale l’impegno: Ora e sempre Resistenza!”.
- Le Antistoriche Velleità: Il Presidente ha stigmatizzato “quanti portano avanti logiche di forza militare che demoliscono le istituzioni sovranazionali” faticosamente create dopo la fine della seconda guerra mondiale. Sono in atto “antistoriche velleità di distruggere questi percorsi, di indebolire le Nazioni Unite e finanche l’Unione europea”, ha spiegato allarmato.
- L’Invocazione di Pace: Dai cittadini del mondo si leva un’invocazione unanime: “Pace, pace, pace. Pace per ogni persona. Pace come diritto di ogni popolo. Pace per ogni Paese. Opporsi alla violenza dell’uomo sull’uomo: questo è il senso della Resistenza”. Mattarella ha blindato la linea dell’antifascismo post-Sigonella e post-attacco di Solovyov.
MELONI E LE OPPOSIZIONI: RICONOSCIMENTI STORICI E DIVISIONI IN PIAZZA
Il 25 Aprile 2026 segna una svolta retorica per la Premier Meloni, pur nel contesto di un duro scontro sulla “legalità” (DL Sicurezza).
- Il Messaggio di Meloni: “Il 25 Aprile segna la sconfitta dell’oppressione fascista che negò agli italiani libertà e democrazia, e l’avvio del percorso che porterà alla nascita della Repubblica. Un momento fondamentale della nostra storia da celebrare per rinnovare l’impegno per l’Italia”. Meloni ha blindato la linea della legalità contro la disobbedienza civile radicale isolando le opposizioni referendarie (Conte-Schlein) e i dazi USA di Trump.
- Elly Schlein (PD): Da Sant’Anna di Stazzema, luogo simbolo degli eccidi nazifascisti, ha ribadito: “L’antifascismo è la nostra Costituzione. Il fascismo non è un’opinione, è un reato. Dobbiamo essere vigili contro i rigurgiti nostalgici”.
- Giuseppe Conte (M5S): A Napoli ha omaggiato il Vicebrigadiere Salvo D’Acquisto, Medaglia d’Oro al Valor Militare, sottolineando il valore del sacrificio per la libertà contro ogni oppressione.