Un 8 marzo di celebrazioni, ma anche di forti contrapposizioni politiche e mobilitazioni di piazza. Mentre la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, affida ai social un messaggio di orgoglio per i risultati raggiunti dal suo esecutivo, le opposizioni e i movimenti sindacali trasformano la ricorrenza in un terreno di scontro su diritti, pensioni e salari.
“Il talento e la determinazione delle donne sono una forza decisiva per la crescita della Nazione”, ha dichiarato Giorgia Meloni, sottolineando come l’obiettivo del governo sia costruire un’Italia dove non si debba più scegliere tra famiglia e carriera. La Premier ha rivendicato con forza quello che definisce un traguardo storico: “Abbiamo raggiunto il livello più alto di sempre di occupazione femminile in Italia, un risultato di cui sono particolarmente fiera”.
Le parole della Premier hanno scatenato la reazione immediata del Movimento 5 Stelle. La deputata Chiara Appendino ha accusato Meloni di usare la sua identità di “prima donna premier” come un paravento per scelte politiche che danneggerebbero l’universo femminile. “Meloni è lo scudo rosa di un governo feroce contro le donne”, ha attaccato Appendino, citando il taglio di Opzione Donna, il no al salario minimo e la bocciatura del congedo paritario. “Scelte che, se fatte da un uomo, verrebbero etichettate immediatamente come maschiliste”.
Dello stesso tenore l’intervento di Andrea Quartini (M5S), che ha definito “propaganda” i dati sull’occupazione, ricordando come per Eurostat il tasso di impiego delle italiane crolli drasticamente all’aumentare del numero dei figli.
In un clima di forte polarizzazione, Mara Carfagna (Noi Moderati) ha lanciato dalle pagine del Messaggero un appello alla convergenza. “Dividerci significa andare allo stallo, e lo stallo è nemico delle donne”, ha scritto l’ex ministra, proponendo di trovare punti di incontro su temi chiave come la legge sul consenso per lo stupro e l’istituzione di un’Autorità per la Parità indipendente. Sulla questione dei congedi, Carfagna ha però frenato: “L’estensione proposta dalle opposizioni costerebbe un quinto della finanziaria; serve un percorso graduale”.
Piazza e Sciopero
La giornata di oggi vede manifestazioni e cortei in 60 città italiane, un preambolo allo sciopero generale proclamato per domani da diverse sigle sindacali. Una mobilitazione che promette di paralizzare i trasporti e i servizi pubblici, portando nelle strade le istanze del movimento transfemminista contro la precarietà e la violenza di genere.