RAPPORTO DEBITO/PIL INFERIORE DI 5 PUNTI AL 2016
L’Abi prevede una crescita del Pil nel 2017 dell’1,3% con un aumento che si stabilizzera’ su questi livelli anche nel successivo biennio (+1,2% 2018, +1,3% nel 2019). E’ quanto prevede lo scenario dell’Ufficio studi dove si “indica un ulteriore rafforzamento della crescita della nostra economia”. Nel complesso le manovre di bilancio si incammineranno su di un sentiero di rientro coerente con lo stato del ciclo: a fine 2019 il rapporto debito/Pil risultera’ inferiore di quasi 5 punti percentuali al dato dello scorso anno.
L’ufficio studi dell’Abi, insieme agli uffici studi delle principali banche operanti in Italia, stima per l’Italia una crescita del Pil dell’1,3%, con un incremento stabilmente superiore all’1% nei prossimi tre anni. “Nel complesso – spiega l’Abi -, secondo le nostre previsioni, le manovre di bilancio si incammineranno su di un sentiero di rientro coerente con lo stato del ciclo: a fine 2019 il rapporto debito/Pil risulterà inferiore di quasi 5 punti percentuali al dato dello scorso anno”. “Elemento determinante della nostra previsione sulla dinamica attesa delle principali grandezze dello stato patrimoniale – prosegue l’associazione – risiede nell’evoluzione positiva della qualità dell’attivo avviatasi nel 2016. Le nostre stime indicano che lo stock di sofferenze nette si dovrebbe ridurre di 30 miliardi di euro nel triennio di previsione (pari al 35% dello stock di fine 2016). I tre quarti della riduzione dello stock riguarderebbe sofferenze in capo alle imprese. In questo modo nel prossimo triennio il rapporto tra sofferenze nette e totale impieghi dovrebbe seguire un trend di continua e significativa discesa: a fine 2019 il rapporto sofferenze/impieghi dovrebbe collocarsi al 2,7%, valore inferiore di quasi 2 punti rispetto al 2016. Eventuali accelerazioni nel processo di smaltimento degli NPL potrebbero rinforzare i trend da noi indicati determinando un valore finale del rapporto sofferenze/impieghi più contenuto”.
“Il consolidamento atteso nel processo di riduzione del rischio di credito, trainato da un significativo miglioramento del merito di credito delle imprese – prosegue l’Abi -, dovrebbe indurre una più rapida crescita degli impieghi all’economia: nel triennio lo stock di credito concesso ai residenti dovrebbe aumentare di circa 140 miliardi di euro, con una variazione media annua del 2,6%. Tenendo conto dei soli crediti in bonis, al netto quindi dei deflussi di crediti in sofferenza, il tasso medio di crescita degli impieghi risulterebbe pari al 4%”. “Gli indici patrimoniali, dopo la riduzione registrata nel 2016, riprenderanno a crescere: a fine 2019 il Cet1 ratio si collocherebbe al 13%, 1,5 punti percentuali superiore al valore di fine 2016 – spuega poi l’associazione -. L’avvio di una diversa intonazione della politica dei tassi di interesse dovrebbe limitare gli impulsi depressivi sul margine di interesse che così potrà trarre profitto dalla, pur contenuta, crescita dell’attività di intermediazione. I ricavi totali dovrebbero crescere secondo un tasso medio annuo del 3,6%”. “Il complesso dei costi operativi dovrebbe ridursi in ciascun anno della previsione, cumulando minori oneri, rispetto al 2016, per oltre 5 miliardi di euro nel corso del triennio (oltre il 10% in meno); la maggior parte di tale riduzione sarebbe dovuta al progressivo venir meno degli oneri straordinari connessi sia agli interventi di risoluzione di alcune realtà aziendali sia agli effetti per l’interruzione anticipata dei rapporti di lavoro – conclude l’Abi -. A fine periodo di previsione l’indicatore di efficienza della gestione (il cost/income ratio) dovrebbe risultare pari al 58%”.