Teheran e Muscat trovano l’intesa sulle coordinate geografiche per la navigazione nello Stretto, ma l’Iran condiziona la riapertura allo stop del blocco navale americano. Mentre Trump minaccia attacchi imminenti, un rapporto sulle scorte di difesa aerea del Pentagono agita Washington e gli alleati del Golfo.
1. L’intesa tecnica tra Teheran e Muscat
L’Iran e l’Oman hanno concordato le nuove coordinate geografiche per il transito navale nello Stretto di Hormuz. Sebbene non si tratti ancora di un accordo definitivo nè di una riapertura immediata, il piano definisce una possibile tabella di marcia:
- Coordinate approvate: Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha confermato l’intesa tecnica e la stesura di una dichiarazione congiunta, vincolata all’assenza di interferenze esterne.
- Ipotesi di tregua di 60 giorni: L’intesa ipotizza un cessate il fuoco di due mesi, accompagnato da una fase iniziale di 30 giorni per il bonifico e lo sminamento della corsia centrale.
- Tasse di servizio e pedaggi: Durante i primi 60 giorni verrebbe applicata una “tassa di servizio” per coprire i costi di sicurezza e tutela ambientale. Successivamente, l’Iran intende introdurre pedaggi obbligatori per tutte le merci e petroliere.
- Il veto dell’Iran sul blocco USA: Teheran ribadisce che lo Stretto non tornerà sicuro né liberamente percorribile finché gli Stati Uniti manterranno il blocco navale contro i porti iraniani.
2. Le minacce di Trump e la posizione della Casa Bianca
Dagli Stati Uniti, la linea del presidente Donald Trump oscilla tra messaggi di imminente riapertura e pesanti avvertimenti militari:
“Lo stretto aprirà molto presto oppure subiranno un colpo durissimo, e allora lo stretto si aprirà.”
— Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti
Washington rigetta categoricamente l’ipotesi di pedaggi di transito permanenti pretesi dall’Iran e sostiene che qualsiasi intesa debba garantire la completa e immediata libertà di navigazione senza balzelli.
3. Allarme scorte al Pentagono: la bufera sul Segretario Hegseth
A complicare il quadro diplomatico e militare è un report della CNN sulle riserve di munizionamento ed intercettori delle forze armate americane:
- Riserve al limite: Le operazioni belliche prolungate in Medio Oriente avrebbero ridotto a livelli critici le scorte di difesa aerea: impiegato quasi l’80% degli intercettori THAAD e circa la metà dei sistemi Patriot, oltre ad aver quasi esaurito i missili terra-terra a lungo raggio a guida di precisione.
- Implicazioni geopolitiche: La riduzione del munizionamento crea forte apprensione tra i Paesi del Golfo per la propria copertura antiaerea e potrebbe condizionare il sostegno militare futuro all’Ucraina.
- La reazione del Pentagono: Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha smentito con fermezza le indiscrezioni (“Non è vero, vergognatevi“), mentre si trova ad affrontare un complesso iter congressuale per far approvare un bilancio della difesa record da 1.500 miliardi di dollari.