Una giornata di storici progressi diplomatici e, al contempo, di pericolosissima escalation militare scuote le fondamenta del Medio Oriente. Al quinto round di negoziati e dopo cinque giorni di serrati colloqui a Washington, Israele e Libano hanno firmato un accordo quadro che punta a tracciare la strada per una pace duratura.
Tuttavia, la portata storica dell’intesa rischia di essere oscurata dall’improvvisa fiammata bellica nello Stretto di Hormuz, dove i Pasdaran iraniani hanno sferrato durissimi attacchi contro le forze navali e le posizioni militari degli Stati Uniti.
L’accordo di Washington: il piano USA delle “zone pilota”
I dettagli dell’intesa siglata nella capitale statunitense – emersi grazie alle anticipazioni di Axios – poggiano su un delicato compromesso logistico gestito dalla mediazione americana, volto a risolvere il nodo cruciale del Libano meridionale:
I PUNTI CHIAVE DELL'ACCORDO QUADRO ISRAELE-LIBANO
├── IL RITIRO PARZIALE ──► L'Idf arretra solo dalle aree già bonificate dalle strutture di Hezbollah.
├── LE "ZONE PILOTA" ──► I territori evacuati passano sotto il controllo delle Forze Armate Libanesi.
├── CUSCINETTO DI 6 MIGLIA ─► Israele mantiene per ora la linea di difesa profonda nel sud del Libano.
└── REGOLE SULLE ARMI ──► Elencate le sole 6 forze di sicurezza statali libanesi autorizzate a detenere armi.
L’intesa non impone esplicitamente l’immediato disarmo di Hezbollah, ma ne decreta l’illegalità strutturale delegando la difesa del territorio alle sole forze sovrane di Beirut. Un punto, questo, esaltato dal premier israeliano Benjamin Netanyahu come «un colpo durissimo all’influenza dell’Iran» e dal presidente libanese Michel Aoun («Il popolo tornerà a casa, non condividiamo l’autorità sul nostro territorio con nessuno»). Soddisfazione è stata espressa anche da Palazzo Chigi, che ha confermato la piena disponibilità dell’Italia a fare la sua parte nel meccanismo internazionale di transizione post-UNIFIL.
La rivolta di Hezbollah e i raid dell’Idf su Nabatiye
L’accordo quadro nasce però su fondamenta fragilissime. In un discorso televisivo pronunciato davanti a decine di migliaia di sostenitori sciiti riuniti per le celebrazioni della ricorrenza dell’Ashura, il capo di Hezbollah, Naim Qassem, ha respinto sdegnosamente l’intesa:
Naim Qassem (Leader Hezbollah): «Israele non ha altra scelta che andarsene umiliato, sconfitto e incondizionatamente da ogni singolo centimetro del suolo libanese. Non accetteremo alcuna normalizzazione, nessuna presenza parziale dell’Idf e nessun vantaggio per il nemico. La questione delle nostre armi verrà discussa solo internamente e solo dopo il totale ritiro israeliano».
A ridosso della firma, la tensione sul campo è rimasta altissima. L’aviazione israeliana ha condotto due raid aerei nei pressi di Nabatiye, principale centro dell’entroterra meridionale libanese, proprio mentre erano in corso le processioni dell’Ashura. Si tratta delle prime incursioni aeree dei caccia israeliani dall’entrata in vigore del cessate il fuoco dello scorso sabato, giustificate dall’Idf con la necessità di colpire postazioni residue della milizia filoiraniana.
Fiammata a Hormuz: i Pasdaran colpiscono gli USA. La furia di Trump
Se a Washington si firmava la pace per il Libano, a Teheran si pianificava la risposta militare globale contro gli Stati Uniti. Nel giro di poche ore, le Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran) hanno sferrato una serie di attacchi mirati nello Stretto di Hormuz, prendendo di mira navi commerciali e rivendicando il bombardamento di posizioni militari statunitensi nella regione.
Secondo la marina iraniana, l’offensiva rappresenta una “ritorsione diretta e proporzionata” ai recenti bombardamenti aerei subiti nei giorni scorsi dall’Iran nell’ambito dell’operazione americana Epic Fury.
Donald Trump: «L’attacco sferrato dall’Iran contro le nostre posizioni è una folle e inaccettabile violazione del cessate il fuoco. Non resteremo a guardare mentre le nostre navi e i nostri soldati vengono presi di mira da un regime terrorista».
La nuova crisi nello Stretto di Hormuz cancella bruscamente i segnali di distensione sui mercati energetici registrati nelle ultime 48 ore e proietta l’intera area del Golfo Persico verso uno scenario di scontro militare diretto e aperto tra Washington e Teheran, minando l’efficacia stessa dello storico accordo appena siglato per il fronte libanese.