La cultura internazionale piange una delle sue menti più brillanti e rivoluzionarie. All’età di 87 anni, si è spento a Bologna lo storico, saggista e accademico Carlo Ginzburg.
Nato a Torino il 15 aprile del 1939, Ginzburg portava nel sangue l’eredità di una delle famiglie più importanti del panorama intellettuale italiano del Novecento: era infatti figlio dell’eroe e intellettuale antifascista Leone Ginzburg (assassinato dai nazisti nel 1944) e della celeberrima scrittrice Natalia Ginzburg (nata Levi).
La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile nella storiografia mondiale, di cui aveva scardinato i metodi tradizionali per dare voce a chi, fino ad allora, era stato cancellato dai grandi libri di storia.
Il pioniere della “Microstoria” e il cosmo di Menocchio
Ginzburg è universalmente riconosciuto come il maestro e fondatore – insieme a Giovanni Levi – della microstoria, una corrente storiografica nata in Italia negli anni Settanta. Il metodo di Ginzburg consisteva nel capovolgere la prospettiva storica tradizionale (quella fatta di grandi battaglie, re e trattati) per analizzare la realtà del passato attraverso un microscopio, concentrandosi sulle vite di persone comuni, marginali o dimenticate.
Il suo capolavoro assoluto, tradotto in decine di lingue e appena ripubblicato da Adelphi nella collana di riedizione delle sue opere storiche, resta “Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del ‘500” (1976).
Il Formaggio e i Vermi: Attraverso uno studio ossessivo e magistrale dei verbali dell’Inquisizione, Ginzburg ricostruì la vita, le eresie e i processi di Domenico Scandella, detto Menocchio, un mugnaio friulano condannato al rogo. Menocchio aveva sviluppato una cosmologia propria e strabiliante per l’epoca, convinto che il mondo fosse nato dal caos originario «proprio come si fa il formaggio dal latte, e in esso vi nacquero i vermi, e quelli erano gli angeli e Dio stesso».
Dai Benandanti alle cattedre mondiali
Il suo debutto nella saggistica era avvenuto esattamente dieci anni prima, nel 1966, con “I benandanti. Ricerche sulla stregoneria e sui culti agrari tra Cinquecento e Seicento”. Anche in questo caso, scavando nei faldoni dei tribunali ecclesiastici, Ginzburg aveva svelato l’esistenza in Friuli di antichi culti agrari della fertilità, i cui adepti (i benandanti, appunto) ritenevano di combattere in spirito durante la notte contro le streghe per proteggere i raccolti.
Nel 1981, con il saggio “Indagini su Piero” (incentrato sui misteri geometrici e politici dei dipinti di Piero della Francesca), inaugurò ufficialmente la celebre collana Microstorie della casa editrice Einaudi.
Dopo aver insegnato nei più prestigiosi atenei americani ed europei, Ginzburg era tornato stabilmente in Italia. Ha trascorso i suoi ultimi anni a Bologna, dove era facilissimo incontrarlo a passeggio sotto i portici del centro storico, immerso nelle sue letture e nei suoi pensieri. Lascia due figlie, nate dal matrimonio con la storica Anna Rossi-Doria: Silvia, apprezzata storica dell’arte, e Lisa, scrittrice e storica della filosofia. Con lui scompare un gigante che ha insegnato al mondo a leggere la Storia nelle pieghe dei dettagli più invisibili.