Si è spenta all’età di 97 anni Ivonne Trebbi, conosciuta durante la lotta di Liberazione con il nome di battaglia “Bruna”. Esponente storica della Resistenza bolognese e figura di spicco della politica italiana del dopoguerra, la sua scomparsa segna l’addio a una delle ultime testimoni di una generazione che ha gettato le basi della democrazia in Italia.
Nata nel 1928, Ivonne Trebbi iniziò giovanissima il suo impegno civile. Operaia a Castel Maggiore durante il conflitto, scelse la via della clandestinità nel 1944, aderendo ai Gruppi di Difesa della Donna e alla 4ª Brigata SAP “Venturoli Garibaldi”.
La sua attività non passò inosservata alle forze nazifasciste: il 5 gennaio 1945 fu arrestata con l’accusa di essere una staffetta partigiana. Fu rinchiusa nel carcere di San Giovanni in Monte a Bologna, dove rimase prigioniera fino alla liberazione della città, avvenuta nell’aprile dello stesso anno.
Dopo la guerra, la passione politica di Ivonne Trebbi non si esaurì. Divenne una dirigente di primo piano del PCI e della CGIL, dedicandosi strenuamente ai diritti dei lavoratori. Il suo impegno istituzionale la portò a sedere tra i banchi di Montecitorio per due legislature, dal 1979 al 1987, dove si distinse per le battaglie sui diritti sociali e civili.
Il mondo della politica e dell’associazionismo si è stretto attorno alla famiglia e all’ANPI. Elly Schlein: la segretaria dem ha ricordato Trebbi come una “protagonista della Resistenza” e una vita intera dedicata all’antifascismo. “È la testimone di una generazione a cui dobbiamo la nostra libertà e che non ha mai smesso di battersi dalla parte dei lavoratori”.
ANPI Saronno e Castel Maggiore: le sezioni dei partigiani hanno espresso profondo dolore, ricordando il coraggio di “Bruna” nelle zone della pianura bolognese, dove le bandiere sono oggi a lutto.