È scomparso a Roma all’età di 90 anni Massimiliano Cencelli, storico funzionario della Democrazia Cristiana negli anni ’60. Il suo cognome è diventato una celebre espressione del lessico politico e giornalistico italiano per indicare la lottizzazione e l’assegnazione proporzionale degli incarichi pubblici.
1. La vita e la carriera nella Democrazia Cristiana
Nato a Roma nel 1936 e iscritto alla DC dal 1954, Cencelli ha vissuto da protagonista e osservatore privilegiato la complessa macchina organizzativa del partito di maggioranza relativa durante la Prima Repubblica:
- Incarichi di rilievo: Fu stretto collaboratore e segretario di Adolfo Sarti (più volte ministro) e in seguito collaborò con Nicola Mancino.
- L’ambiente delle correnti: Lavorando al centro della struttura organizzativa democristiana, gestì la complessa dialettica tra le diverse anime e sezioni interne del partito.
- L’attività successiva: Rimanendo sempre legato al mondo politico, nel 2001 si candidò al Consiglio comunale di Roma nelle liste de La Margherita.
2. La nascita e il mito del “Manuale Cencelli”
L’origine del celebre metodo risale al congresso DC di Milano del 1967, quando la corrente dei “pontieri” ottenne il 12% dei consensi:
- L’intuizione matematica: Cencelli propose di applicare alla politica il criterio societario: distribuire gli incarichi di governo, sottosegretariati e presidenze in proporzione esatta alle “azioni” (percentuale di voti e tessere) possedute da ciascuna corrente.
- Un documento di sole 8 pagine: Il “manuale” originario era in realtà un dattiloscritto di appena otto pagine riprodotte in carta carbone, divenuto quasi irreperibile ma citato da decenni in saggi storici e testi universitari.
- Da metodo a categoria politica: Con la complicità dell’ironia dei cronisti politici dell’epoca, il cognome Cencelli si è trasformato nel verbo e nell’aggettivo per definire la spartizione delle caselle di potere, sopravvivendo alla fine della Democrazia Cristiana e della Prima Repubblica.