Svolta nelle indagini sull’attentato avvenuto durante la manifestazione dell’Anpi lo scorso 25 aprile, quando due persone furono colpite da una pistola ad aria compressa. Gli inquirenti hanno fermato il presunto responsabile: si tratta di un giovane di 21 anni, appartenente alla comunità ebraica di Roma.
Il dolore e la pietà di Rossana Gabrieli
Rossana Gabrieli, una delle due vittime dell’aggressione, ha espresso sentimenti contrastanti dopo aver appreso la notizia del fermo. Al sollievo per l’efficacia del lavoro investigativo si è unita una profonda amarezza per l’età e l’atteggiamento dell’aggressore.
“Mi rattrista profondamente apprendere che sia così giovane e già così imbevuto di odio. Se potessi parlargli, gli direi: ‘Studia, leggi tanto, apri la tua mente e impara l’ascolto’. Dietro un simbolo o uno slogan c’è una persona. Come te.”
La dinamica e il movente
L’aggressione è stata documentata da alcuni video circolati sui media, che la vittima ha confessato di non essere riuscita a guardare per intero a causa dell’aggressività delle immagini. Gabrieli ha ribadito che il bersaglio non sono state le persone in quanto tali, ma ciò che rappresentavano in quel momento: il fazzoletto dell’Anpi al collo.
- Il movente: L’antifascismo. “Lui ha colpito perché sono un’antifascista”, ha dichiarato Gabrieli, sottolineando come sia inaccettabile che i valori fondativi della Repubblica diventino bersagli fisici.
- L’arma: Una pistola ad aria compressa che, nonostante non sia un’arma da fuoco convenzionale, ha causato ferite e avrebbe potuto avere esiti ben più gravi.
Appello al dialogo politico
Oltre alla richiesta di giustizia, Rossana Gabrieli ha lanciato un monito alla classe dirigente e alle istituzioni. La vittima auspica che l’episodio porti a una riflessione profonda sui toni dello scontro pubblico in Italia:
- Abbassare i toni: Un ritorno a un confronto politico civile e costruttivo.
- Tutela dei valori: Riaffermare l’antifascismo come terreno comune e non come motivo di conflitto violento.
Mentre il giovane ventunenne dovrà rispondere delle proprie azioni davanti alla magistratura, la città di Roma si interroga su una ferita che, come dimostrano le parole delle vittime, resta aperta e dolorosa.