Passa la risoluzione del centrodestra, ma tre deputati di maggioranza votano con le opposizioni. Il Ministro della Difesa: «Fiero di quanto fatto, chi deforma la verità è un malfattore». Schiaffo della Lega: deputati seduti durante l’applauso. Poi l’Aula del Senato ha approvato, per alzata di mano, la risoluzione presentata dai gruppi di maggioranza. Le altre cinque risoluzioni, presentate dalle opposizioni (rispettivamente M5S, Avs, Iv, Azione e Pd), sono risultate precluse.
Il decreto Ucraina incassa il via libera di Montecitorio con 186 voti favorevoli, ma la giornata parlamentare si trasforma in un processo politico interno alla maggioranza. Sotto la superficie di una risoluzione unitaria, sono emerse frizioni profondissime tra Fratelli d’Italia e Lega, con quest’ultima che ha scelto la via del distacco gelido e, in alcuni casi, del dissenso aperto.
Il dato politico più rilevante è il “no” espresso da due deputati del Carroccio, Rossano Sasso ed Edoardo Ziello (quest’ultimo considerato molto vicino alle posizioni del generale Vannacci), a cui si è aggiunto l’ex FdI Emanuele Pozzolo. «Basta soldi e armi a Zelensky, non è l’interesse nazionale», ha tuonato Sasso sui social, accusando l’Europa di una politica fallimentare. Ziello ha rincarato la dose, definendo il voto un atto di coerenza contro una «scelta bellicista».
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha risposto con un intervento ad alta densità emotiva e politica. Citando Bertolt Brecht («Chi non conosce la verità è uno stupido, chi la deforma un malfattore»), ha rivendicato con orgoglio l’azione del governo: «Aiutare Kiev non è bellicismo, ma impedire che un popolo venga distrutto. Di questo io mi sento fiero». “Un’arma è una cosa negativa quando si usa contro qualcuno, ma quando un’arma impedisce a un’altra arma di cadere su un ospedale, su una centrale elettrica o su un palazzo, è una cosa diversa. Lo spirito con cui l’Italia ha aiutato l’Ucraina finora è stato quello di impedire che chi vuole distruggere la popolazione ucraina e di piegarla potesse farlo. Di questo qualcuno di voi si vergognerà, io mi sento orgoglioso”, ha detto il ministro della Difesa.
Un passaggio che ha spaccato visivamente l’emiciclo: mentre i deputati di FdI e Forza Italia si alzavano in piedi per un lungo applauso, i banchi della Lega sono rimasti immobili e in silenzio. Un “gelo” che la capogruppo dem Chiara Braga ha definito una «farsa», sottolineando come il governo conviva con tre linee diverse sulla politica estera.
Se la maggioranza è divisa, il “campo largo” non è da meno. Le risoluzioni delle minoranze hanno mostrato un panorama frammentato:
- M5S e AVS: Hanno chiesto lo stop immediato all’invio di armi, concentrandosi solo sugli aiuti umanitari.
- Partito Democratico: Si è astenuto sulla risoluzione di maggioranza, ma ha votato contro i punti del M5S che chiedevano il disarmo di Kiev.
- Azione e +Europa: Hanno incalzato il governo da destra, chiedendo stanziamenti certi per il 2026 e ipotizzando persino la partecipazione a future missioni interforze di pace. Elena Bonetti (Azione) ha attaccato duramente la maggioranza: «Ministro, come accetta una risoluzione così vile dopo un discorso così nobile?».
A giustificare la necessità del decreto, Crosetto ha citato i dati drammatici del conflitto: 55 mila droni russi lanciati nell’ultimo anno e l’impiego del nuovo missile ipersonico Oreshnik a ridosso dei confini NATO. «La Russia sta diventando un Paese in guerra perenne», ha avvertito il ministro, spiegando che persino Hamas ha accettato tregue temporanee, mentre Mosca non ha mai dato un segnale concreto di voler fermare le ostilità.
In serata, l’aula del Senato ha votato a favore, alla risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del ministro della Difesa, Guido Crosetto sull’Ucraina. Il voto è avvenuto per alzata di mano.