L’aula di Palazzo Madama approva a maggioranza la mozione del centrodestra sui riflessi economici legati alla sicurezza energetica nazionale (con 75 sì, 58 no e nessun astenuto), respingendo al contempo il testo unitario delle opposizioni. L’esito del voto viene però oscurato da un vero e proprio giallo politico e diplomatico: la maggioranza ha modificato in extremis il proprio documento, cancellando un intero paragrafo che chiedeva esplicitamente di rivedere al ribasso l’ambizioso e contestato target del 5% del PIL per le spese militari in ambito NATO.
Nel testo originario depositato dal centrodestra, il punto 8 del dispositivo impegnava il governo a mantenere sì la quota standard del 2%, ma sollecitava una revisione degli obiettivi più alti (come, appunto, il 5%) alla luce delle priorità economiche nazionali, proponendo di includere nel computo anche gli investimenti sulle reti energetiche. Poco prima del voto, quel passaggio è stato interamente stralciato, scatenando la durissima reazione delle opposizioni che parlano di “Governo richiamato all’ordine da Washington”.
L’affondo di Conte: “Meloni sconfessata dai suoi stessi parlamentari” Il dietrofront del centrodestra ha offerto terreno fertile per l’attacco frontale del leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che ha commentato la vicenda sui propri canali social denunciando il caos interno alla maggioranza:
“Quel che sta succedendo oggi ha del clamoroso: il Governo è a pezzi, ha perso la bussola e anche la pur minima credibilità. I capigruppo di maggioranza avevano presentato una mozione per rivedere il folle impegno del 5% del Pil sulle spese militari firmato da Meloni. Poi però sono stati richiamati all’ordine: la figuraccia era troppo grossa per la premier, sconfessata dai suoi stessi parlamentari sul folle riarmo. E quindi hanno cambiato la mozione e si sono rimangiati tutto. Sotto la facciata il centrodestra è spaccato e non condivide le scelte internazionali di Meloni che bloccano i soldi degli italiani in armi anziché sulle emergenze di famiglie e imprese”.
Il sospetto di AVS: “È arrivata una telefonata da Trump o da Rubio?” Ancora più esplicito il capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra a Palazzo Madama, Peppe De Cristofaro, che durante le dichiarazioni di voto in aula ha ironizzato sulla repentina riscrittura del documento:
“Una retromarcia al limite dell’incredibile. C’era scritto che l’impegno del 5% per la difesa andava rivisto, una cosa talmente clamorosa che è stata cancellata col bianchetto. Sarebbe interessante sapere cosa è successo tra la presentazione della mozione e la sua frettolosa sostituzione. È arrivata qualche telefonata? Ha telefonato Trump? Il vice-presidente Vance? O forse il Segretario di Stato Marco Rubio, che è stato a Roma solo qualche giorno fa? Da Washington hanno fatto notare al governo che non si può fare furbescamente il gioco delle tre carte con gli alleati”.
Anche la mozione di minoranza (bocciata dall’aula su parere contrario del sottosegretario all’Economia Federico Freni) conteneva un passaggio analogo, definendo il parametro del 5% del PIL un obiettivo “totalmente irrealistico”, non ritenendo sufficiente la proposta iniziale della maggioranza di scomputare da tale cifra i fondi per la sovranità energetica.
IL GIALLO DEL “PUNTO 8” CANCELLATO IN SENATO
- Il testo originario (Cancellato): Chiedeva di “promuovere una revisione degli obiettivi più ambiziosi (come il 5% del PIL per la difesa) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali”, computandovi dentro le spese per la sicurezza energetica.
- Il testo finale (Approvato): Elimina completamente ogni riferimento alla revisione del tetto del 5%, blindando gli impegni internazionali assunti dall’esecutivo.
- Il voto d’aula: 75 voti favorevoli (centrodestra), 58 contrari (Pd, M5S, Avs, Iv). Nessun astenuto.