Una delicatissima tela diplomatica si sta tessendo sul lago di Lucerna, nel resort blindato del Bürgenstock, nel tentativo di salvare il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran. Poco prima delle 6 del mattino ora locale, il vicepresidente statunitense JD Vance, accompagnato dalla delegazione formata dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner, è atterrato alla base aerea di Emmen.
I colloqui, inizialmente previsti per venerdì, ripartono con l’obiettivo formale di limitare il programma nucleare di Teheran e consolidare il fragile accordo provvisorio entro i 60 giorni stabiliti, nonostante le fortissime scosse geopolitiche che arrivano dal Medio Oriente.
La minaccia di Teheran sullo Stretto di Hormuz: giallo sui transiti
A gettare un’ombra cupa sull’avvio del vertice è la reazione dell’Iran ai pesanti raid condotti dalle forze israeliane (Idf) nella regione di Nabatieh, nel Libano meridionale, che hanno provocato decine di morti. Accusando l’asse israelo-americano di aver violato il memorandum in 14 punti (che includeva la tregua in Libano), Teheran ha annunciato la richiusura immediata dello Stretto di Hormuz.
Tuttavia, la mossa militare non trova al momento riscontri sul campo da parte di Washington, delineando un vero e proprio “giallo”:
- I dati del Centcom: Il Comando Centrale americano ha formalmente smentito il blocco, riferendo che il traffico commerciale nell’area è addirittura aumentato nelle ultime ore, registrando il transito di ben 55 navi mercantili.
- La linea di Vance: Prima di imbarcarsi per la Svizzera, il vicepresidente ha dichiarato a Fox News che «non ci sono prove concrete di una reale chiusura» dello Stretto.
Il tavolo dei negoziati e il piano miliardario del Qatar
Nonostante lo scontro verbale e le frizioni sul cessate il fuoco, la delegazione iraniana guidata dal capo negoziatore e presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, è giunta in Svizzera. Il portavoce Esmail Baghaei ha chiarito che Teheran non farà sconti: l’avvio della fase due sull’accordo nucleare finale sarà subordinato all’effettiva e immediata attuazione delle clausole di sicurezza del memorandum.
A mediare la complessa transizione finanziaria c’è anche il premier del Qatar, Al Thani, impegnato con gli americani a sbloccare ingenti risorse in favore dei canali umanitari iraniani.
Trump da Camp David: «Nessun pedaggio a Hormuz, semmai lo pagheranno a noi»
Dalla residenza di Camp David, il presidente Donald Trump segue l’evoluzione del vertice svizzero respingendo le critiche dei democratici e dei falchi repubblicani, convinti che l’amministrazione stia offrendo troppo a Teheran in cambio di una tregua instabile.
Trump ha assicurato che la navigazione rimarrà libera e ha lanciato una delle sue consuete provocazioni commerciali: l’unico pedaggio possibile nello Stretto di Hormuz potrebbe essere quello riscosso dagli Stati Uniti come «rimborso costi e compenso per i servizi resi in qualità di Guardian Angel ai Paesi del Medio Oriente», nel caso in cui i negoziati dovessero fallire.
Il fattore Israele e le crepe nella tregua
Mentre Benjamin Netanyahu ha ordinato all’Idf un faticoso cessate il fuoco in Libano sotto il forte pressing della Casa Bianca, all’interno del governo israeliano le posizioni restano incendiarie. Il ministro delle Finanze ultranazionalista, Bezalel Smotrich, ha gelato le diplomazie riunite in Svizzera con una dichiarazione che minaccia di far saltare qualsiasi accordo di lungo termine: «Resteremo per anni in Libano», ha affermato, ribadendo l’intenzione di creare una zona cuscinetto permanente nel sud del Paese dei Cedri.
Un’uscita che conferma i timori dell’intelligence statunitense: per motivi di sopravvivenza politica interna legati alle imminenti elezioni, l’ala più a destra dell’esecutivo israeliano farà di tutto per ostacolare i piani di pacificazione globale di Washington.