Impennata di otto punti superiore all’inflazione generale. L’Istat: “Colpite soprattutto le famiglie a basso reddito”.
I prezzi dei beni alimentari hanno registrato un’impennata eccezionale in Italia, aumentando di quasi il 25% (+24,9%) nel quadriennio compreso tra ottobre 2021 e ottobre 2025. È quanto emerge dalla Nota sull’andamento dell’economia italiana diffusa dall’Istat, che sottolinea come questo incremento sia stato di quasi otto punti percentuali superiore al tasso di inflazione generale (17,3%) nello stesso periodo.
L’istituto di statistica evidenzia che lo shock sui listini è stato particolarmente intenso tra il 2022 e la metà del 2023, alimentato principalmente dallo shock energetico post-pandemia e, in particolare, dalle conseguenze dell’invasione russa dell’Ucraina.
L’aumento del costo dell’energia ha avuto un impatto “particolarmente significativo” sul settore alimentare: in Italia, il prezzo al consumo dei beni energetici è aumentato del 76% tra ottobre 2021 e novembre 2022, un dato nettamente superiore alla media dell’Eurozona (38,7%).
L’Istat sottolinea che l’incremento ha colpito in modo più marcato le famiglie a basso reddito, per le quali i beni alimentari rappresentano una quota maggiore della spesa totale.
Nel dettaglio, gli aumenti più consistenti si sono verificati su:
- Prodotti vegetali: +32,7%
- Latte, formaggi e uova: +28,1%
- Pane e cereali: +25,5%
Inoltre, gli alimentari freschi o non lavorati (+26,2%) hanno subito rincari maggiori rispetto a quelli lavorati (+24,3%).
Un Fenomeno Europeo
L’Istat precisa che il fenomeno non è isolato all’Italia. L’aumento dei prezzi del cibo è stato diffuso in Europa, con intensità persino maggiori in diversi Paesi:
| Paese / Area | Aumento Prezzi Alimentari (Ottobre 2021 – Ottobre 2025) |
| Italia | +24,9% |
| Area Euro | +29,0% |
| Germania | +32,8% |
| Spagna | +29,5% |
| Francia | +23,9% |
| UE27 | +32,3% |
Le cause sono state individuate in una combinazione di fattori esterni: dalle pressioni al rialzo sulle materie prime post-pandemia, alle frizioni nelle catene di approvvigionamento, fino alla contrazione dell’offerta mondiale dovuta anche a eventi meteorologici avversi.
Contestualmente, l’Istat ha fornito i dati sulla produzione industriale relativi a settembre 2025, stimando un aumento dell’indice destagionalizzato del 2,8% rispetto ad agosto e dell’1,5% su base annua.
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