Nel giorno in cui la Chiesa ricorda Santo Stefano, il primo martire, Papa Leone XIV torna a scuotere le coscienze con un Angelus dal forte sapore politico e sociale. Dal palazzo apostolico, il Pontefice ha lanciato un duro atto d’accusa contro la deriva del discorso pubblico contemporaneo, dove la scelta della non-violenza viene spesso scambiata per debolezza o, peggio, per tradimento.
Il Papa ha evidenziato come, nel clima di incertezza e conflitto che caratterizza il 2025, chiunque provi a proporre il dialogo venga sistematicamente isolato: “Chi oggi crede alla pace e sceglie la via disarmata di Gesù è spesso ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici”, ha denunciato Leone XIV. Per il cristiano, ha ribadito il Papa, “non esistono nemici, ma solo fratelli e sorelle”, anche quando l’incomprensione sembra totale. Un messaggio che risuona come un monito alle diplomazie e alle opinioni proprie di un mondo sempre più polarizzato.
Prendendo spunto dal martirio di Stefano, il Pontefice ha spiegato che il Natale non è solo una ricorrenza, ma una continua “nascita alla luce” che richiede scelte consapevoli: Stefano morì perdonando i suoi carnefici, dimostrando una forza “più vera di quella delle armi”. Il Papa ha spiegato che la bontà di chi vive come Gesù è una “bellezza respinta” da chi teme per il proprio potere o vede smascherata la propria ingiustizia.
Il Pontefice ha invocato l’intercessione del primo martire per tutte le comunità che oggi soffrono a causa della loro fede, chiedendo forza per chi, nelle situazioni di conflitto, non rinuncia a promuovere la riconciliazione nonostante le minacce. “Dovunque nel mondo c’è chi sceglie la giustizia anche se costa, chi antepone la pace alle proprie paure. Germoglia allora la speranza, e ha senso fare festa malgrado tutto”, ha concluso Leone XIV.