La tensione nel Golfo colpisce direttamente il contingente italiano. Un drone kamikaze ha centrato la base aerea di Ali Al Salem, in Kuwait, distruggendo un velivolo a pilotaggio remoto della Task Force Air italiana. Il drone nazionale, descritto dai vertici militari come un “assetto indispensabile” per le operazioni nell’area, è stato centrato mentre si trovava all’interno di uno shelter (un hangar protetto). Nonostante la gravità dell’impatto, non si registrano feriti tra i nostri militari.
Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano, è intervenuto tempestivamente per rassicurare sulle condizioni del contingente. «Ho sentito il Colonnello Mangini: tutto il personale era in sicurezza e non è stato coinvolto», ha dichiarato il generale in una nota diffusa sui canali social.
L’attacco non ha colto del tutto impreparato il dispositivo italiano: nei giorni scorsi, infatti, la presenza umana nella base era stata preventivamente “alleggerita” proprio a causa del peggioramento del quadro di sicurezza nella regione. Ad Ali Al Salem è rimasto attualmente solo il personale strettamente necessario per le attività essenziali.
L’attacco del drone è solo l’ultimo atto di un’offensiva sistematica contro il contingente italiano in Kuwait. Si tratta infatti del terzo raid in appena quattordici giorni, un’escalation che ha spinto i vertici della Difesa a una drastica riduzione della presenza umana sul campo.
1-2 marzo: Il primo raid aveva causato danni contenuti alle infrastrutture logistiche e operative. 5-6 marzo: Un secondo attacco notturno aveva centrato i depositi di carburante, innescando un vasto incendio che ha impegnato a lungo le squadre di sicurezza.
Sulla vicenda è intervenuto con durezza il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani. «Non è che arriva un drone e allora molliamo le nostre postazioni», ha commentato il titolare della Farnesina durante la trasmissione Diario della domenica su Rete 4. Tajani ha spiegato che il Kuwait è diventato un obiettivo primario dell’Iran a causa della massiccia presenza di basi americane, ma ha ribadito la fermezza dell’Italia: «Non ci facciamo intimorire. Dobbiamo mettere al sicuro il maggior numero di uomini, ma manteniamo fede agli impegni internazionali».
L’episodio conferma la pericolosa escalation che sta coinvolgendo le missioni internazionali in Medio Oriente. Secondo Tajani, il coinvolgimento italiano è una conseguenza collaterale delle azioni congiunte con gli Stati Uniti, sebbene le nostre truppe non siano impegnate direttamente nelle operazioni di guerra. La situazione è costantemente monitorata dal Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI), che mantiene un contatto diretto con i contingenti rimasti sul terreno in Kuwait e nel Kurdistan iracheno, aree ormai dichiaratamente nel mirino di Teheran.