Nel 2015 l’incidenza percentuale delle commissioni nette sui ricavi delle banche italiane e’ stata la piu’ elevata d’Europa. La denuncia e’ della Cgia di Mestre. L’anno scorso i ricavi netti derivanti dalle commissioni bancarie hanno sfiorato i 30 miliardi di euro, quasi 5 in piu’ rispetto al 2008. Secondo l’Ocse le riforme costituzionali contenute nel Referendum del 4 dicembre ‘sono la chiave’ per sostenere la crescita dell’Italia. Gli ex vertici di Mps, Giuseppe Mussari, Antonio Vigni e Gianluca Baldassarri e, in qualita’ di enti, Nomura International Plc, Deutsche Bank AG e la sua filiale londinese a processo il 15 dicembre prossimo.
Banche italiane al top in Europa nel tartassare i clienti, con le commissioni nette che valgono ben il 36,5% dei ricavi totali. A dirlo e’ la Cgia di Mestre, toccando un nervo scoperto: se le banche italiane gia’ applicano commissioni esose, e’ probabile che debbano rincarare ulteriormente stando ai segnali provenienti da Francoforte, che ha quasi esortato a rifarsi sulle commissioni dei minori margini dovuti ai tassi d’interesse ridotti al lumicino dalla politica monetaria. La Cgia, sulla base dei dati del 2015, rileva che i ricavi netti derivanti dalle commissioni bancarie hanno sfiorato i 30 miliardi di euro, quasi 5 miliardi in piu’ rispetto al 2008, frutto di un’escalation negli ultimi 7 anni (2008-2015) relativa alla crescita dei costi dei conti correnti, delle carte di credito e degli altri servizi bancari. Un’impennata senza pari in Europa con rincari del 20% contro l’11,5% del Regno Unito, l’11,1% della Francia o, addirittura, il calo in Germania (-4,6%) e Belgio (-7%) e soprattutto Paesi Bassi (-27%). Il 36,5% di incidenza delle commissioni allo sportello sui ricavi – sempre secondo la Cgia – si raffronta al 32,9% della Francia, mentre in Austria sono al 27,5%, in Germania al 26,2% e nei Paesi Bassi al 17%. Rincara la dose l’Adusbef, secondo cui il sistema bancario italiano e’ “fra i meno concorrenziali e dai piu’ alti costi dei conti correnti” in Europa, con 318 euro in media “contro i 114 euro delle banche europee”. Il Codacons, altra associazione di consumatori, annuncia un’offensiva contro la “tassa sui salvataggi bancari introdotta da alcuni istituti di credito per rientrare dei costi del Fondo nazionale di risoluzione”: in arrivo un modulo sul proprio sito con cui i correntisti potranno diffidare la propria banca dall’applicare spese riconducibili ai salvataggi. Secondo i dati della Cgia, dall’inizio della crisi (2008) al 2015 i ricavi netti delle banche italiane da operazioni di prestito sono diminuiti di 13 miliardi (-25,3%), facendo mancare liquidita’ a cittadini ed imprese. Ma l’incasso relativo alle commissioni nette e’ aumentato di 4,9 miliardi (+20%) e quello relativo alla voce altri ricavi netti (costituito prevalentemente da attivita’ assicurative o di negoziazione di titoli, valute e strumenti di capitale) e’ salito di 11 miliardi (+556,5%). Per Paolo Zabeo, dell’Ufficio studi della Cgia, “se teniamo conto che con la crisi economica sono cresciute a dismisura le sofferenze in capo alla clientela e la contrazione dei tassi di interesse ha ridotto ai minimi termini i margini di redditivita’ delle nostre banche, queste ultime, appesantite da costi fissi ancora troppo elevati hanno ritenuto piu’ conveniente ridurre gli impieghi, e quindi i rischi, e aumentare i ricavi dalle commissioni sui conti correnti, sui servizi bancomat/carte di credito, i servizi di incasso/pagamento e dalle attivita’ extra creditizie, come la vendita di titoli, valute e strumenti di capitale”.