Roma e Berlino stagnanti, ma il Governo plaude alla mediazione di von der Leyen. L’ombra di nuovi dazi su pasta e farmaci alimenta l’incertezza
L’accordo sui dazi tra Unione Europea e Stati Uniti, voluto dalla Commissione UE e sostenuto dal Governo italiano, riceve un giudizio “prevalentemente negativo” dalle imprese europee. È quanto emerge da un’analisi della Banca Centrale Europea (BCE) in uscita sul prossimo bollettino economico, basata sulle consultazioni con 71 aziende non finanziarie.
Nonostante l’intesa, che una parte dell’opposizione definisce ormai “arrendevole” di fronte all’amministrazione Trump, l’impatto sull’attività economica, l’export e gli investimenti è ancora percepito come sfavorevole.
Secondo i dati raccolti, gran parte del costo dei dazi generalizzati al 15% sui prodotti europei viene assorbita dai clienti USA, ma una “porzione significativa impatta sui margini” di profitto delle aziende esportatrici del Vecchio Continente.
L’incertezza, lungi dall’essere risolta, continua a frenare le decisioni aziendali. Sebbene alcune imprese vedano l’accordo come un “compromesso ragionevole”, molte denunciano la mancanza di chiarezza sui dettagli e il timore di ulteriori modifiche o di fallimento di intese con altre potenze economiche.
L’immediata conseguenza economica è un chiaro rallentamento: «Gli investimenti in macchinari ed equipaggiamenti restano deboli, in contrasto con una forte crescita della spesa in digitalizzazione e intelligenza artificiale».
Lo scenario macroeconomico si fa più complesso. Gli economisti BCE stimano una crescita dell’area euro a un modesto 1,2% per quest’anno, con previsioni di poco più dell’1% fino al 2030. Nel terzo trimestre, il PIL è cresciuto solo dello 0,2%, ma le due locomotive dell’export manifatturiero, Italia e Germania, ristagnano con crescita zero dopo un secondo trimestre negativo.
A pesare, sono le continue minacce di nuovi dazi da parte dell’amministrazione USA. Le ipotesi su merci simbolo come la pasta (dove il Ministro Lollobrigida parla di “dialogo in corso”), i farmaci (con una potenziale aliquota al 100% che colpirebbe duramente l’industria italiana) e i mobili rimescolano le carte e contraddicono il giudizio precedentemente “positivo” del Governo italiano e quello di “migliore del mondo” del commissario UE Sefcovic.