Il pressing della Lega e’ fortissimo ma e’ forte anche il pressing all’interno di Forza Italia. Una parte del gruppo parlamentare sta spingendo, riferiscono fonti azzurre, affinche’ Berlusconi cambi linea e permetta di far partire un esecutivo. E’ da ieri che molti tra deputati e senatori insistono sulla convenienza di posizionarsi sull’appoggio esterno per poter essere magari ago della bilancia e soprattutto evitare le elezioni. L’ex premier ha messo nero su bianco che FI non teme il voto anticipato ma tra i dirigenti lo spauracchio delle elezioni e’ avvertito anche perche’ la ‘golden share’ delle liste sarebbe del segretario del Carroccio. Al momento il Cavaliere e’ in fase di riflessione, sta valutando il da farsi ma al momento non c’e’ alcuna apertura. Anzi: l’obiettivo e’ non cedere alle pressioni che arrivano dal partito di via Bellerio e da M5s. Berlusconi – si legge in una nota diramata in serata – “smentisce fermamente le indiscrezioni secondo le quali sarebbe pronto a dare un appoggio esterno ad un governo guidato da M5S e Lega. Dopo due mesi di tentativi per dare vita ad un governo espressione del Centrodestra, prima forza politica alle elezioni del 4 marzo, Forza Italia non puo’ accettare nessun veto”.
“Il muro pero’ non e’ cosi’ granitico”, azzardano molti parlamentari di FI. Per ora Gelmini e Bernini hanno rispedito al mittente l’ultimatum del partito di via Bellerio che con Giorgetti ha chiesto di fatto un passo di lato dell’ex presidente del Consiglio. Spingendosi a dire che qualora FI opti per il si’ al governo del presidente l’alleanza di centrodestra potrebbe dirsi conclusa. Domani e’ prevista una assemblea del gruppo azzurro. Molti parlamentari di FI sottolineano come sul tavolo ci siano garanzie per le aziende del Cavaliere e che in ogni caso anche il tema dell’appoggio esterno andrebbe argomentato nel concreto. Resta l’irritazione per le manovre della Lega che continua a tenere aperta la porta ai Cinque stelle. Fonti del Carroccio riferiscono che non c’e’ stato alcun contatto oggi tra il Cavaliere e Salvini. Berlusconi considera l’operazione in atto come un tentativo ostile, anche se la sua preoccupazione e’ legata alla difficile situazione in cui versa il Paese. “Ad oggi – insiste Gelmini – non ci sono assolutamente le condizioni per dare un appoggio esterno”. Ma il Carroccio vede uno spiraglio, l’apertura di una strada che possa sbloccare la situazione. L’ex premier da settimane ha chiesto un riconoscimento politico, ha ribadito che in una trattativa non possono esserci dei veti, come quelli posti dai pentastellati ma allo stesso tempo si rende conto che far precipitare il Paese sul piano inclinato delle elezioni anticipate potrebbe essere un danno per l’Italia. Tuttavia al momento la posizione del no ad un appoggio esterno in un governo M5s-Lega resta. C’e’ chi parla di una trattativa su tre ministri tecnici, sulla presidenza della Commissione sulle riforme, sull’eventualita’ che nell’esecutivo possano entrare alcuni esponenti di FI come sottosegretari ma l’ex presidente del Consiglio – e’ il ‘refrain’ nel partito azzurro – e’ preoccupato piuttosto dal rischio a cui andrebbe incontro l’Italia se permanesse la palude. Il Cavaliere pero’ non intende cedere alle pressioni e ha negato apertamente la possibilita’ che FI si astenga al momento della fiducia di un eventuale esecutivo M5s-Lega. Per ora dunque non c’e’ un cambiamento di strategia. Riflessioni in corso ma l’eventualita’ di un ‘sacrificio’ al momento e’ stata scartata. Dunque ‘resiste’ la linea di chiusura. C’e’ naturalmente la preoccupazione per l’impasse, i dubbi sui rischi in cui andrebbe incontro l’Italia nel caso di elezioni, ma soprattutto la certificazione della volonta’ della Lega di smarcarsi. “E’ giusto che nella sua liberta’ Berlusconi – rincara la dose Giorgetti nel salotto di Porta a porta – faccia le sue valutazioni: o portare il Paese al voto a luglio o aiutare a far partire un esecutivo Salvini-Di Maio”). E sullo sfondo permangono i timori di molti parlamentari azzurri che intravvedono il rischio di non tornare in Parlamento. “Se andiamo alle elezioni a luglio – il ‘refrain’ di molti tra deputati e senatori – rischiamo di vedere dimezzata la nostra percentuale”.