Nella giornata cruciale della pre-apertura al Teatro Piccolo dell’Arsenale, il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco ha risposto con durezza alle pressioni internazionali e alle polemiche che stanno travolgendo la 61ª Esposizione d’Arte. Definendo la Biennale un “giardino di pace”, Buttafuoco ha rivendicato l’indipendenza dell’istituzione contro quella che ha definito una “deriva di intolleranza”.
In un discorso appassionato, il presidente ha respinto le richieste di esclusione per i padiglioni di Russia e Israele: “Se la Biennale si mettesse a controllare i passaporti, smetterebbe di essere ciò che è sempre stata: il luogo dove il mondo si incontra, a maggior ragione quando il mondo è lacerato. Non siamo un tribunale.”
Buttafuoco ha poi citato esplicitamente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, facendo proprie le parole pronunciate ieri al Quirinale: “Andare avanti, avere audacia, realizzare in libertà i vostri progetti”. Un richiamo allo ius, alla civiltà del diritto, contrapposta a quelli che ha definito “sabba regolatori” di chi vorrebbe imporre una censura preventiva.
Nonostante l’appello al dialogo, la Biennale incassa due colpi pesantissimi:
- Alexander Sokurov: Il celebre regista dissidente russo ha dato forfait, rinunciando alla sua partecipazione alla “Biennale della Parola”.
- Suad Amiry: Anche l’architetta e scrittrice palestinese non sarà presente.
- Proteste: All’esterno dei Giardini, le attiviste di Pussy Riot e Femen hanno manifestato contro la presenza russa, mentre l’ambasciatore di Mosca, Paramonov, ha accusato l’UE di “perseguitare la cultura russa” con un’ossessione morbosa.

L’asse con il Governo: Il “grazie” a Meloni e Giuli
In un passaggio politico significativo, Buttafuoco ha voluto blindare l’autonomia della Fondazione ringraziando i vertici dello Stato:
- Giorgia Meloni: Il presidente ha espresso gratitudine alla Premier per aver risposto, sulla questione russa, che “la Biennale è autonoma”. In quel “ma” (non sono d’accordo, ma la Fondazione è libera), Buttafuoco vede la conferma della civiltà del diritto.
- Alessandro Giuli: Un ringraziamento particolare è andato al Ministro della Cultura per il sostegno costante alle iniziative dell’Esposizione, proprio all’indomani del “mea culpa” dello stesso Giuli sul caso Regeni.
“Documenti circolano sottobanco”
Buttafuoco non ha risparmiato una stoccata alle istituzioni europee (che ieri avevano inviato una lettera di avvertimento al Governo): “Alle istituzioni chiediamo dialogo, non documenti che circolano sottobanco”. Il riferimento è chiaro: la Biennale non intende piegarsi a diktat politici che minano la storia ultra-centenaria di un’istituzione nata per esporre le contraddizioni del mondo, non per nasconderle.
Mentre a Washington e Teheran si discute di tregue e armi nucleari, Venezia si conferma l’epicentro di una battaglia culturale globale dove, come dice Buttafuoco, “il rischio è fermarsi al dito delle polemiche e smarrire la luna della verità tragica del nostro tempo”.