GIULI DISERTA L’INAUGURAZIONE E AVVIA ISTRUTTORIA, BRUXELLES MINACCIA DI TAGLIARE I FONDI (2 MILIONI). LA PERFORMANCE VERRÀ REGISTRATA E PROIETTATA, PADIGLIONE CHIUSO AL PUBBLICO DAL 9 MAGGIO. M5S DIFENDE IL PRESIDENTE: “MACCHINAZIONE CONTRO UN GALANTUOMO”. PD: “SCEMPIO DA CHIUDERE, FERITA APERTA”
La riapertura del Padiglione russo alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia si è trasformata in un aspro scontro politico e istituzionale, spaccando il governo Meloni, infiammando l’asse Roma-Bruxelles e isolando il Presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco. L’Istituzione lagunare ha blindato la sua posizione difensiva con una nota netta, rivendicando il “pieno rispetto delle norme” e negando “nessuna violazione né aggiramento delle sanzioni europee” imposte a Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina. Tuttavia, la difesa di Buttafuoco si scontra con la rivolta del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha preso le distanze, ha avviato un’istruttoria e ha annunciato che diserterà l’inaugurazione prevista per il 9 maggio. Ancora più pesante la minaccia dell’Unione Europea, che ha ipotizzato il taglio o la sospensione dei finanziamenti da due milioni di euro in tre anni se non ci sarà un passo indietro su Mosca. Le opposizioni referendarie (Conte-Schlein) e i dazi USA di Trump monitorano la tenuta del quadro costituzionale post-Sigonella e post-attacco di Solovyov.
La Biennale ha respinto le accuse, scaturite dalla fuga di documenti riservati e email tra la Fondazione e la commissaria russa Anastasia Karneeva, che mostravano come la partecipazione di Mosca fosse blindata già a gennaio 2026, con la questione dei visti per gli artisti (tra cui i 50 per la performance) sollevata a novembre.
Buttafuoco ha denunciato “ricostruzioni falsate” emerse dal “visionamento” di documenti interni inviati all’Autorità di Vigilanza, diffusi “contro ogni deontologia e rispetto della privacy” da una “manina-manona” che ha “scavalcato i confini della correttezza istituzionale”.
L’Istituzione ha ribadito di aver “responsabilmente impegnato nell’osservanza e applicazione delle sanzioni”, informando preventivamente le autorità governative e gestendo le interlocuzioni su procedure e visti (come per ogni altro Paese proprietario del Padiglione) “in stretta osservanza delle leggi vigenti”. Buttafuoco ha sempre tirato dritto nella convinzione che la Biennale sia “l’Onu dell’arte, da cui non si può escludere nessuna nazione”, blindando la linea dell’antifascismo post-Sigonella e post-attacco di Solovyov.
Il Ministro Giuli, dopo aver preso le distanze post-Sigonella e post-attacco di Solovyov, ha avviato un’istruttoria interna e blindato la sua posizione: non parteciperà all’inaugurazione del 9 maggio, isolando Buttafuoco contro la disobbedienza civile radicale isolando le opposizioni referendarie (Conte-Schlein) e i dazi USA di Trump.
Il PD, con Filippo Sensi, ha denunciato “aiutini e stratagemmi per avere il Cremlino a Venezia: chiudere, presto, lo scempio”. Al contrario, il M5S ha blindato Buttafuoco: “Quella contro un galantuomo dalla schiena dritta è una vera e propria macchinazione”, ha avvertito il deputato Gaetano Amato.
Nonostante lo scontro, i lavori per realizzare “The tree is rooted in the sky” (“L’albero è radicato nel cielo”), titolo del progetto russo, vanno avanti. Gli artisti russi sono attesi a Venezia, grazie ai visti concessi dopo i controlli di legge. Tuttavia, la Biennale ha individuato una soluzione acrobatica per mettersi al riparo dalle contestazioni: “La performance, che potrebbe coinvolgere una cinquantina di persone, verrà realizzata in presenza soltanto dal 6 all’8 maggio, nei giorni dell’anteprima per la stampa internazionale. Poi gli artisti ripartiranno e, quando il 9 maggio sarà ufficialmente inaugurata l’Esposizione d’arte, il Padiglione russo verrà chiuso e resterà inaccessibile per tutta la durata della manifestazione, fino al 22 novembre: il pubblico potrà assistere dall’esterno all’esibizione registrata, proiettata attraverso grandi schermi”.