Il conflitto in Medio Oriente sta presentando un conto salatissimo all’Unione Europea. A soli 60 giorni dall’inizio della guerra in Iran, la Presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha lanciato un allarme senza precedenti durante la plenaria dell’Eurocamera a Strasburgo: la crisi energetica sta costando al Vecchio Continente quasi 500 milioni di euro al giorno.
Un salasso da 27 miliardi in due mesi
I numeri forniti dalla leader dell’eurogoverno fotografano un’emergenza sistemica. “In appena due mesi di ostilità, la nostra spesa per l’importazione di combustibili fossili è aumentata di oltre 27 miliardi di euro, senza aver ottenuto una singola molecola di energia aggiuntiva”, ha dichiarato von der Leyen.
Il rincaro dei prezzi energetici, innescato dal blocco dello Stretto di Hormuz e dalle tensioni geopolitiche, rappresenta per l’Europa la seconda grande crisi del settore in quattro anni. Un impatto che, secondo la Commissione, “potrebbe farsi sentire per mesi o addirittura anni”.
La strategia UE: Nucleare e Rinnovabili
Per uscire dalla morsa della dipendenza estera, Bruxelles punta sulla “neutralità tecnologica” e sulla produzione interna:
- Indipendenza energetica: Potenziare l’offerta di energia pulita e a basso costo, attingendo sia dalle fonti rinnovabili che dal nucleare.
- Aiuti di Stato: Varato il nuovo quadro temporaneo che permette ai governi nazionali di sostenere le imprese coprendo fino al 70% dei costi extra dovuti al caro energia.
- Misure mirate: Von der Leyen ha chiesto agli Stati membri di evitare bonus generalizzati (costati 350 miliardi nella crisi precedente) per concentrare le risorse esclusivamente su famiglie vulnerabili e industrie energivore.
Trump scommette sul blocco, Teheran minaccia
Mentre l’Europa cerca di correre ai ripari, da Washington Donald Trump continua a sostenere la linea della massima pressione. Il presidente americano scommette sul “crollo imminente” del regime iraniano grazie al blocco prolungato dei porti e delle vie di comunicazione marittima.
Di contro, Teheran non accenna alla resa e minaccia “azioni militari senza precedenti” se l’assedio economico dovesse continuare, alimentando i timori di un’ulteriore escalation che potrebbe spingere i prezzi del petrolio e del gas verso nuove vette, aggravando ulteriormente la recessione che minaccia l’Eurozona.