La sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea sui Paesi sicuri per i rimpatri dei migranti ha scatenato un duro botta e risposta tra il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, e il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Attraverso un lungo post su Facebook, Conte ha attaccato frontalmente il governo, definendo la reazione di Meloni alla pronuncia della Corte come “una figuraccia” e una prova di “ignoranza” del diritto europeo. La sentenza stabilisce che, sebbene un decreto legge possa individuare una lista di Paesi sicuri, un giudice nazionale ha comunque il dovere di valutare caso per caso la sicurezza di un Paese di origine.
“La pronuncia era scontata,” ha scritto Conte, sottolineando che “il diritto europeo è sovraordinato” alle leggi nazionali. L’ex premier ha accusato Meloni di ricorrere a “falsi vittimismi” e a una “vuota propaganda” ogni volta che si trova in difficoltà, paragonando l’attuale situazione alla reazione della destra che “pretende impunità e privilegi”.
Conte ha inoltre criticato la premier per aver evocato una giustizia europea “a orologeria,” un’accusa che secondo lui dimostra la sua incapacità di accettare decisioni non allineate con le sue posizioni. “Dopo i fallimenti del blocco navale e della spedizione in Albania,” ha incalzato Conte, “Giorgia Meloni si scaglia contro i giudici europei, anche loro cattivi e ‘politicizzati’.”
Il leader pentastellato ha concluso il suo intervento con una serie di accuse dirette a Meloni su questioni di politica economica ed estera, sostenendo che la premier abbia perso diverse occasioni per difendere l’Italia, citando la firma del Patto di stabilità, gli impegni per il riarmo militare e la sua vicinanza a Donald Trump. “Ai problemi veri degli italiani,” ha chiosato Conte, “molti dei quali non possono permettersi una vacanza, non riescono neppure ad arrivare a fine mese, ci pensi mai?”
“La Corte europea ha dato torto al governo italiano. Chissa’ se anche stavolta diranno che li abbiamo ispirati noi. Chissa’ se anche stavolta diranno che la Corte europea cerca solo di bloccare la riforma della giustizia in Italia”, ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, a margine di un incontro pubblico a Force, in provincia di Ascoli Piceno. “Si prendano la responsabilita’ di non aver letto le leggi italiane ed europee e di aver fatto una scelta illegale con Centri umani in Albania che calpestano i diritti fondamentali dei migranti e dei richiedenti asilo e per cui hanno sperperato piu’ di 800 milioni degli italiani che potevamo invece usare per assumere medici e infermieri”, ha concluso.
“La pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione europea sul protocollo Italia‑Albania e sulla designazione dei Paesi di origine sicuri conferma la totale illegittimità dell’impianto normativo voluto dal governo Meloni. La Corte ha chiarito che un Paese terzo può essere considerato ‘sicuro’ solo se la decisione è giustiziabile in sede giudiziaria, le fonti utilizzate sono accessibili a giudici e richiedenti e se il Paese garantisce protezione a tutta la popolazione. Nulla di tutto questo è avvenuto con l’atto legislativo italiano dell’ottobre 2024”. Lo afferma Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce nazionale di Europa Verde.
”La Corte di giustizia Ue nella sentenza sul protocollo Italia-Albania e la definizione di Paese d’origine sicuro conferma in modo inequivocabile la correttezza dell’interpretazione fornita dai giudici italiani, più volte oggetto, in questi mesi, di pesanti attacchi pubblici per l’esercizio della loro funzione. I giudici non fanno le leggi, ma le applicano in modo attento e scrupoloso e, come confermato dalla Corte di giustizia Ue, devono poter esercitare un sindacato pieno e indipendente sul rispetto dei diritti fondamentali”. Lo afferma la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati in una nota. ”La Corte – aggiunge – conferma inoltre che non possono essere inclusi nell’elenco dei Paesi sicuri quei Paesi che non offrano ‘protezione sufficiente a tutta la sua popolazione’, escludendo logiche meramente formali o generiche. I magistrati italiani hanno fatto in questi mesi quello che la legge imponeva loro, nonostante i frequenti e brutali attacchi ricevuti da una parte della politica. La sentenza di oggi lo conferma”. “Hanno dunque agito nel pieno rispetto del diritto nazionale ed eurounitario, garantendo l’effettività della tutela giurisdizionale, uno dei capisaldi dello Stato di diritto – conclude – La decisione della Corte di Lussemburgo rafforza e legittima l’operato di chi, in nome della legge, ha tutelato diritti e libertà fondamentali, nel solco della Costituzione e delle norme europee”.