Un terremoto politico a Londra scuote i palazzi del potere europei. Le dimissioni rassegnate in mattinata dal primo ministro britannico Keir Starmer – travolto dalle critiche interne dopo il crollo del Labour alle ultime amministrative e dalle tensioni geopolitiche – gettano l’Unione Europea in un profondo stato di insicurezza.
Per i vertici comunitari, la caduta di Starmer rappresenta una pessima notizia. Nel delicatissimo scacchiere internazionale che vede l’Europa schiacciata tra l’imprevedibilità dell’America di Donald Trump e l’ostilità della Russia di Vladimir Putin, il leader britannico ha incarnato la sponda più solida, spingendo Londra ben oltre i confini della Brexit pur di blindare la sicurezza continentale.
Gli effetti immediati: salta il vertice di Londra con l’UE
Le ripercussioni diplomatiche sono state immediate. Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha dovuto ufficializzare il rinvio a data da destinarsi del vertice UE-Regno Unito previsto per il 22 luglio.
Il summit avrebbe dovuto rappresentare il secondo incontro bilaterale dall’insediamento di Starmer, una tappa cruciale per il definitivo “reset” delle relazioni transatlantiche post-Brexit. Al successore in pectore di Starmer – l’ex sindaco di Manchester Andy Burnham, appena rientrato a Westminster dopo aver vinto le suppletive a Makerfield – servirà inevitabilmente tempo per ridefinire la postura del Paese.
L’omaggio di von der Leyen e il retroscena geopolitico
La reazione di Bruxelles restituisce appieno la portata della perdita. La presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha affidato a un caloroso post su X un tributo fuori dal comune per i canoni diplomatici:
«Molti leader impiegano anni per diventare lo statista che tu sei riuscito a diventare in soli due anni. La sicurezza dell’Europa e dell’Ucraina è più solida grazie a te. Grazie, caro Keir.»
Dietro la caduta di Starmer si allunga però l’ombra delle guerre digitali e delle ingerenze estere. Per mesi, il primo ministro britannico è stato il bersaglio principale di massicce campagne di denigrazione sui social network, alimentate sia da network di account coordinati sia da figure chiave dell’universo tech americano, guidate da Elon Musk.
Il fronte diplomatico anglo-americano
I rapporti tra la Londra di Starmer e la Casa Bianca di Trump erano ai minimi storici. Le frizioni principali riguardavano due dossier caldi:
- Crisi in Iran: Starmer si era allineato all’approccio diplomatico del Vecchio Continente, rifiutando di fornire supporto militare agli Stati Uniti per i raid aerei.
- Sostegno all’Ucraina: Londra aveva promosso, insieme a Emmanuel Macron, una “coalizione dei volenterosi” per garantire la sicurezza di Kiev, mossa apertamente osteggiata dai falchi del movimento MAGA.
L’esultanza del Cremlino e le minacce per il 2027
La fine dell’era Starmer offre inevitabilmente nuova linfa ai movimenti populisti e sovranisti europei e ai promotori della disinformazione digitale. Non è un caso che tra i primi a festeggiare la caduta del premier britannico ci sia Mosca.
Poche ore dopo l’annuncio, l’oligarca russo e negoziatore di Putin, Kirill Dmitriev, ha pubblicato su X un messaggio durissimo che suona come un avvertimento diretto per il resto dei leader continentali:
«Ci siamo riusciti insieme, mettendo in luce il bellicismo di Starmer e le sue politiche sistematicamente sbagliate in materia di immigrazione, criminalità, energia ed economia. Non è riuscito a proteggere la Gran Bretagna e stava distruggendo la civiltà occidentale. Merz sarà il prossimo, a meno che non cambi le sue politiche.»
Un attacco mirato che, secondo l’intelligence europea, anticipa la massiccia ondata di interferenze digitali pronte a colpire i nodi democratici dei prossimi anni, con particolare attenzione alle imminenti scadenze elettorali del 2027 in Spagna, Italia, Francia e Polonia.