La Commissione giuridica (JURI) del Parlamento europeo ha respinto, con un voto a scrutinio segreto, la richiesta dell’Ungheria di revocare l’immunità parlamentare a Ilaria Salis, eurodeputata italiana eletta con Alleanza Verdi e Sinistra. La decisione, pur non essendo definitiva, segna un passo cruciale: il voto finale dell’Europarlamento, previsto per il 7 ottobre a Strasburgo, tende infatti a confermare l’orientamento espresso dalla Commissione.
Il relatore del dossier, l’eurodeputato spagnolo Adrián Vázquez Lázara del Partito Popolare Europeo, aveva già suggerito di rigettare la richiesta ungherese, non ravvisando alcun “fumus persecutionis”, ovvero un’ipotesi di persecuzione politica. Questa linea è stata confermata dalla Commissione, la cui decisione ha un impatto significativo, specialmente in un momento di forte tensione tra Budapest e Bruxelles sullo stato di diritto.
Se l’immunità fosse revocata, il procedimento penale contro Salis in Ungheria, legato a fatti precedenti alla sua elezione, verrebbe riaperto. In caso contrario, resterebbe sospeso fino alla fine della legislatura. La vicenda si inserisce in un quadro politico delicato, con le elezioni ungheresi in vista e il caso parallelo dell’immunità dell’oppositore ungherese Péter Magyar che aggiunge ulteriore benzina al fuoco.
Le reazioni alla notizia non si sono fatte attendere. Ilaria Salis ha accolto la decisione con fiducia: “È un segnale importante e positivo. Ho piena fiducia che il Parlamento confermerà questa scelta”. L’eurodeputata ha ribadito di non volersi sottrarre a un processo, ma ha espresso la sua sfiducia nella magistratura ungherese, definendola non indipendente. Ha lanciato un appello per essere processata in Italia, dove “la legge italiana consente l’apertura di un’indagine anche su fatti commessi all’estero”.
Soddisfazione è stata espressa anche dal padre di Ilaria, Roberto Salis, e dal capodelegazione del PD, Brando Benifei, che ha dichiarato: “Ilaria Salis è libera: non verrà riportata in carcere in Ungheria”.
Di segno opposto, la dura reazione del leader della Lega, Matteo Salvini, che su X ha scritto: “Vergogna, vergogna, vergogna. Poltrona salva, dignità persa”. Sulla stessa linea il portavoce del governo ungherese, Zoltan Kovacs, che ha definito Salis “una pericolosa criminale” e ha accusato il Parlamento europeo di “legittimare il terrorismo di estrema sinistra”.
Anche il vicesegretario della Lega, Roberto Vannacci, ha attaccato il voto segreto della commissione JURI, parlando di “scempio e negazione della giustizia”. Critico anche Carlo Calenda (Azione), che ha commentato: “Il problema è Orban ma è anche candidare una persona che va in giro a spaccare teste”.
Budapest attacca: ‘Merita la galera. È incomprensibile e scandaloso che l’Eurocamera legittimi il terrorismo di estrema sinistra’. Per salvare l’immunità, è bastato un solo voto di scarto. A difesa si sono schierati gli 11 eurodeputati dei gruppi della Sinistra Ue, dei Verdi, dei Socialisti e dei Liberali. Tra questi anche gli italiani Furore del M5s e i dem Brando Benifei e Alessandro Zan
Il dibattito è aperto e il verdetto finale si avvicina: il 7 ottobre l’Europarlamento deciderà il futuro di Ilaria Salis e, di fatto, lancerà un segnale forte sul rapporto tra giustizia e politica in Europa.