La Commissione Europea preme su Roma per accelerare sui prestiti del programma SAFE (Security Action for Europe), la linea di finanziamento agevolato dell’Unione Europea per gli investimenti nella difesa e nell’industria militare.
L’ipotesi avanzata dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani di sciogliere la riserva e decidere l’entità precisa delle risorse richieste solo a fine anno è stata accolta negativamente da Palazzo Berlaymont: l’Esecutivo UE chiede al Governo italiano chiarezza immediata entro l’inizio dell’autunno, avvertendo che i fondi non utilizzati verranno riallocati ad altri Paesi membri.
1. La posizione della Commissione UE: “Entro l’anno è troppo tardi”
L’Esecutivo comunitario ha definito l’apertura del Ministro Tajani come “uno sviluppo molto positivo”, ma ha espresso forte perplessità sulla tempistica proposta da Roma:
- Finanziamento e accordi: L’Unione Europea auspica che l’Italia mantenga la disponibilità di 14,9 miliardi di euro prevista dal piano iniziale presentato a novembre. Tuttavia, da Bruxelles sottolineano la necessità di passare rapidamente alla firma formale dell’accordo di prestito per avviare le erogazioni a beneficio dell’industria bellica italiana.
- La deadline dell’autunno: La scadenza di dicembre indicata dall’Italia per decidere l’ammontare effettivo non è considerata percorribile dalla Commissione. Per avviare il secondo bando di riassegnazione delle risorse inattuate a favore di Paesi interessati ad aumentare i propri stanziamenti (come Polonia e i Paesi Baltici), le intenzioni italiane dovranno essere formalizzate entro il primo autunno.
2. Il nodo del riparto e la rivalutazione energetica
Le risorse disponibili nell’ambito del programma europeo dipendono in buona parte dalla decisione finale dell’Italia:
- Stima delle risorse in esubero: Dei 150 miliardi complessivi messi a disposizione dal fondo SAFE, si stima un avanzo potenziale di circa 10 miliardi di euro per la seconda finestra d’offerte; una cifra strettamente legata al volume di prestiti a cui l’Italia deciderà di rinunciare, oltre all’imminente presentazione del piano ungherese prevista per settembre.
- Intreccio con le spese energetiche: Un passaggio chiave si prospetta con l’invio a Bruxelles del piano italiano relativo ai costi energetici, coperto dalla medesima clausola di salvaguardia comunitaria previsti per la difesa. La Commissione confida che Roma non lasci decadere le opzioni finanziarie a disposizione, considerato il costante deterioramento del quadro di sicurezza europeo.