L’Unione Europea risponde alla lettera ufficiale della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, congelando momentaneamente la richiesta italiana ma senza chiudere definitivamente la porta. Da Palazzo Berlaymont arriva una linea improntata alla massima prudenza: prima di concedere lo scorporo dei costi energetici dai vincoli del Patto di stabilità (pari flessibilità già concessa per la difesa militare), l’Italia e gli altri Stati membri devono esaurire i fondi comunitari già stanziati e non ancora spesi.
La presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, formulerà una risposta scritta nei prossimi giorni, calibrando la decisione in base all’evoluzione della crisi militare con l’Iran e al posizionamento geopolitico delle varie capitali europee.
Il freno della Commissione: “Ci sono 95 miliardi ancora inutilizzati” Nel consueto briefing con la stampa a Bruxelles, i portavoce della Commissione, Paula Pinho e Balazs Ujvari, hanno chiarito la posizione tecnica dell’esecutivo europeo pur evitando di commentare direttamente la missiva della premier italiana:
“Per quanto riguarda la flessibilità fiscale in materia di energia, vorremmo sottolineare che, in questa fase, l’attenzione è rivolta allo sfruttamento pieno dei finanziamenti Ue già disponibili, che sono davvero ingenti. L’Ue continua a seguire da vicino gli sviluppi ed è pronta ad agire di conseguenza, anche avvalendoci delle flessibilità esistenti”.
I portavoce hanno snocciolato i numeri del bilancio europeo a supporto della loro tesi:
- I fondi stanziati: Circa 300 miliardi di euro sono stati messi sul piatto per la transizione e l’autonomia energetica attraverso Next Generation EU (Pnrr), i fondi di coesione e il Fondo per la modernizzazione.
- Il tesoretto residuo: Di questa torta, ben 95 miliardi di euro complessivi a livello UE risultano ancora da utilizzare. Per la Commissione, la priorità assoluta è spendere queste risorse prima di ridiscutere i vincoli di bilancio.
La controffensiva di Roma e il muro della Germania “frugale” Per il governo italiano, tuttavia, la risposta burocratica di Bruxelles non è sufficiente a tamponare la fiammata dei mercati alimentata dal blocco dello Stretto di Hormuz. “L’Ue deve uscire dalla logica ragionieristica e predisporre urgentemente tutti gli strumenti utili per consentire agli Stati membri di fronteggiare questa crisi”, ha contrattaccato il capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento Europeo, Carlo Fidanza.
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha già avviato le trattative diplomatiche a margine del G7 Finanze a Parigi, confrontandosi con i ministri di Francia e Germania e con il commissario Valdis Dombrovskis. Fonti del Mef confermano che “sulla deroga si continua a trattare” e che il governo vede uno spiraglio proprio nel fatto di non aver chiesto un nuovo strumento, ma solo l’estensione di una clausola (National Escape Clause) già politicamente accettata per la difesa.
Il vero ostacolo per Roma resta però il blocco dei Paesi nordici, guidato dal neo-cancelliere tedesco Friedrich Merz. Pur essendo un alleato politico di Meloni, il leader tedesco ha subito blindato i conti europei: “È importante, e lo è per me personalmente, che non ci siano indebitamenti eccessivi in Europa. Questo indebitamento già oggi minaccia la sovranità in alcuni casi e frena la competitività”.
Venerdì Consiglio dei Ministri d’urgenza sul caro-carburante In attesa dei vertici decisivi di Eurogruppo ed Ecofin a Cipro e del Consiglio Europeo di giugno, l’esecutivo italiano deve fare i conti con le scadenze interne. Il 22 maggio scadrà il taglio temporaneo delle accise, e con i prezzi alla pompa fuori controllo il governo si prepara a varare un decreto d’urgenza.
Un Consiglio dei Ministri straordinario è orientativamente programmato per questo venerdì, a pochissime ore dall’apertura delle urne per le elezioni amministrative, con un pacchetto di aiuti economici mirati a difendere famiglie e imprese, con un focus specifico sul settore dell’autotrasporto.
Le opposizioni attaccano: “Il governo dà la colpa a Bruxelles per i propri fallimenti” Il rinvio della Commissione Europea ha immediatamente offerto munizioni politiche alle opposizioni interne:
- Partito Democratico: La segretaria Elly Schlein ha respinto la narrazione della premier: “È troppo facile dare la colpa all’Europa del fallimento totale della politica economica del governo Meloni”.
- Movimento 5 Stelle: Giuseppe Conte ha rincarato la dose, accusando la premier di incoerenza strategica: “Meloni scrive una lettera disperata contro accordi e vincoli sul nuovo Patto di stabilità che lei stessa ha firmato e approvato pochi mesi fa”.