Una marea umana, gioiosa e determinata, ha invaso Budapest per il Pride 2025, sfidando i divieti e le intimidazioni del governo nazionalista di Viktor Orbán. Secondo gli organizzatori, quasi 200.000 persone hanno partecipato alla marcia, un’affluenza senza precedenti che riporta alla memoria le grandi manifestazioni del 1989 per la caduta del Muro di Berlino.
Nonostante il divieto imposto dal primo ministro, la capitale ungherese è stata inondata da un fiume di persone di ogni età e orientamento, unite nel rivendicare libertà, democrazia, tolleranza e il rispetto dei diritti di tutte le minoranze. Bandiere arcobaleno sventolavano accanto a un enorme striscione raffigurante la bandiera europea, mentre cori, balli e musica animavano il corteo. Numerosi i cartelli di protesta contro Orbán, alcuni dei quali interpellavano direttamente Ursula von der Leyen sulla necessità di scegliere tra il premier ungherese e la democrazia.
L’organizzatrice dell’evento, Viktoria Radvanyi, ha dichiarato: “Stimiamo il numero di persone presenti tra 180 e 200 mila”. Un successo clamoroso che ha assestato un duro colpo al governo sovranista, che aveva persino installato telecamere per il rilevamento facciale lungo il percorso. Nonostante le minacce del partito di ultradestra Patria Nostra (Mi Hazank) di chiudere il Ponte della Libertà, la manifestazione si è svolta senza incidenti, con solo uno sparuto gruppo di estremisti ad accogliere i manifestanti.
Tra i presenti anche una folta delegazione italiana, con la leader del PD, Elly Schlein, in prima fila. “Siamo qui per la libertà e la democrazia – ha affermato Schlein, accolta dai baci della vicepremier spagnola Jolanda Diaz e autrice di un vigoroso ‘Bella Ciao’ cantato anche dai manifestanti ungheresi –. Non puoi vietare l’amore per legge. Non puoi cancellare l’identità delle persone, il nostro corpo, siamo persone. Vietare il Pride è una violazione dei diritti costituzionali europei”.
Presenti anche il leader di Azione, Carlo Calenda, che ha sottolineato come “questo è il posto dove devono stare tutti i liberali”, e l’eurodeputata del M5S, Carolina Morace. La massiccia partecipazione di esponenti politici europei, oltre un centinaio tra deputati nazionali ed europei, ha evidenziato la rilevanza internazionale dell’evento.
Il sindaco di Budapest, Gergely Karácsony, uno dei veri trionfatori della giornata, ha accolto la folla con un’ovazione, ironizzando: “Grazie, Viktor Orbán, per aver promosso una società più tollerante”, dopo aver chiamato alla partecipazione definendo il Pride “un affare europeo”.
Dal canto suo, il premier Orbán ha preferito evitare lo scontro diretto, limitandosi a un post bucolico sui social media che lo ritraeva con i nipoti e la didascalia: “Orgoglioso di loro”. Una reazione misurata, forse dettata anche dall’avvertimento del suo principale sfidante alle prossime elezioni, Peter Magyar, che aveva dichiarato: “Se qualcuno oggi si farà male, solo Orbán ne sarà responsabile”.
La polizia, in un comunicato quasi surreale, si è lamentata della “scarsa collaborazione dei manifestanti” e del “traffico pedonale e stradale caotico”, mentre in strada negozi aperti e pochissimi agenti testimoniavano la natura pacifica e festosa dell’evento.
Questo Budapest Pride, conclusosi senza alcun incidente, potrebbe rappresentare un segnale importante per le prossime elezioni ungheresi, dove il consenso del “Viktator”, come lo chiamano i critici, potrebbe essere messo a dura prova. La manifestazione ha dimostrato che la voglia di libertà e diritti è più forte di ogni divieto.
“Ripugnante e vergognoso”. Con queste parole il premier ungherese Viktor Orban ha definito il Pride organizzato a Budapest, accusando l’Unione europea di aver incaricato i politici dell’opposizione di organizzare l’evento, che si è trasformato in una protesta antigovernativa. Lo riporta la Reuters sul suo sito citando i media locali. “Da ieri siamo ancora più convinti che queste persone non debbano essere lasciate avvicinare al timone del governo. Non lo permetteremo”. Orban ha poi criticato gli “spettacoli di drag queen sul palco al Pride, gli uomini con i tacchi alti e le brochure sulla terapia ormonale”.