“Dobbiamo imparare a vivere insieme, e questo vuol dire anche conoscenza dei simboli di altre culture e loro accettazione quando non ledano le esigenze della sicurezza. La paura dell’abbigliamento delle musulmane mi appare strumentale. Se posso permettermi: coglierei questa circostanza per alzare un po’ il tono del confronto che, in alcune circostanze, m’e’ parso un tantino mortificante nei toni e nelle parole”. Lo afferma il vescovo Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, in un’intervista al Corriere della Sera sulla questione del BURKINI.
“Esigenze di cautela sono comprensibili. Ma ci vuole anche buonsenso – sottolinea monsignor Galantino -: e’ difficile immaginare che una donna che entra in acqua stia realizzando un attentato. Ovviamente dobbiamo chiedere altrettanto buonsenso alle comunita’ musulmane che sono tra noi quando rivendicano la liberta’ di seguire le proprie tradizioni: quella liberta’ non deve limitare la nostra sicurezza”. “Questo della guerra sui simboli e’ un terreno nel quale mi e’ difficile capire fino in fondo la Francia – prosegue rispondendo a una domanda sulla linea seguita dal governo francese -. Preferisco non entrare nella logica della loro laicita’, soprattutto quando arriva a giustificare il dileggio e a ridicolizzare in maniera volgare la sensibilita’ religiosa altrui: vedi le gratuite volgarita’ esibite dalle vignette di Charlie Hebdo. Per me e per l’Italia dico che il mondo dei simboli non si presta a ordinanze stagionali magari dettate da esigenze elettorali. Il modello francese ha le sue ragioni e le rispetto, ma nel caso specifico di sicuro non lo vedo facilmente esportabile in Italia”.
In un’intervista di tre mesi addietro al quotidiano francese “La Croix” Francesco disse che se una donna musulmana vuole portare il velo “deve poterlo fare”. “Lo dico anch’io e penso alle nostre suore, penso alle nostre mamme contadine che lo portavano fino a ieri e alcune lo portano ancora oggi – sottolinea il segretario generale della Cei -. Lo stesso, si capisce, deve valere per un cattolico che voglia portare una croce, o per un ebreo che indossi la kippa’. Ogni persona ha diritto a mostrare la propria fede anche nell’abbigliamento, se lo ritiene opportuno. Si vigili che non vi siano usi strumentali dei simboli religiosi, ma se ne garantisca la piena liberta’, legata alla liberta’ di coscienza, alla liberta’ di opinione e alla liberta’ religiosa. La liberta’ da riconoscere ai simboli religiosi va considerata alla pari della liberta’ di esprimere i propri convincimenti e di seguirli nella vita pubblica”. “La situazione e’ drammatica ma vorrei pormi tra quanti cercano di non farsi schiacciare e di darne una lettura improntata a ragionevolezza e responsabilita’ – spiega il vescovo -. Chissa’ che questo dramma al quale tutti stiamo assistendo non ci aiuti ad andare un po’ oltre gratuite banalita’ e perverse strumentalizzazioni per aiutarci a fare qualche passo avanti sulla strada della integrazione vissuta in sicurezza. A riscoprire il valore del martirio, per esempio, che nulla ha a che vedere con la pazzia suicida dei kamikaze. E anche quello dei simboli e persino quello del pudore. Me lo lasci dire: trovo paradossale che ci allarmi una donna troppo vestita mentre sta facendo il bagno al mare!”.