Clamoroso colpo di scena nell’Aula di Montecitorio, dove la maggioranza di centrodestra è andata improvvisamente sotto nel voto sulla riforma della legge elettorale. Sfruttando la richiesta di scrutinio segreto avanzata dalle minoranze, l’aula ha respinto l’emendamento 1.077 a prima firma del capogruppo di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, che prevedeva l’architrave del compromesso di governo: l’introduzione delle preferenze accanto ai capilista bloccati.
I numeri dicono tutto di una spaccatura che si è consumata nel segreto dell’urna: 188 voti contrari e 187 voti favorevoli. La proposta cardine è stata affondata per un solo, decisivo voto, a fronte di una platea di franchi tiratori interni al centrodestra stimata attorno ai quaranta deputati.
Il dramma del voto e le accuse di tradimento interne alla coalizione
Il via libera formale annunciato in mattinata da Forza Italia, Lega e dalle frange interne guidate da Roberto Vannacci (Futuro Nazionale) è letteralmente evaporato non appena i deputati si sono nascosti nelle cabine di voto. La bocciatura ha scatenato un caos immediato in Aula, con scambi di accuse feroci tra gli stessi alleati.
LA DIVISIONE NEL CENTRODESTRA AL VOTO SEGRETO
├── FRATELLI D'ITALIA, UD-NM: Firmatari dell'emendamento, votano a favore a viso aperto.
├── FRANCHI TIRATORI (Lega e FI): Stimati in circa 40 deputati. Nel segreto bocciano la norma.
└── FUTURO NAZIONALE: Sostengono l'emendamento a voce ma attaccano gli alleati per il naufragio.
Subito dopo la proclamazione del voto, il deputato di Futuro Nazionale Edoardo Ziello si è girato infuriato verso i banchi di Fratelli d’Italia gridando: «I vostri alleati di Lega e Forza Italia vi hanno tradito!».
La replica rabbiosa di Galeazzo Bignami (FdI) ha preso di mira sia le opposizioni sia chi, nella stessa maggioranza, ha remato contro:
Galeazzo Bignami (FdI): «Come Fratelli d’Italia abbiamo assunto un impegno dinanzi agli italiani: consentire loro di scegliere chi votare. Altri non hanno presentato neanche un emendamento per farlo, il che significa prenderli in giro. La differenza è che noi ci mettiamo la faccia, voi ci mettete qualcos’altro: abbiamo la responsabilità di quello che diciamo, voi avete la solita vigliaccheria di non dire cosa votate e venite a farci lezione».
Il “campo largo” si unisce a Piazza Montecitorio: “Governo a casa”
La bocciatura della riforma elettorale ha galvanizzato le opposizioni, che si sono immediatamente riunite in massa a Piazza Montecitorio sotto un unico coro: “Governo a casa”. Per i leader del centrosinistra, il voto di oggi equivale a una vera e propria sfiducia politica nei confronti del Presidente del Consiglio.
Le voci dei leader dell’opposizione
- Giuseppe Conte (M5S): «Il governo si presenta con un accrocchio e il tentativo proditorio di Giorgia Meloni di prendere in giro gli italiani con un finto emendamento sulle preferenze. Vi siete sfiduciati da soli. Se Meloni ha il senso dell’onore e delle istituzioni, vada immediatamente dal Presidente della Repubblica ad aprire la crisi di governo. Andate a casa, ora tocca a noi».
- Elly Schlein (PD): «È un voto contro l’arroganza di una premier che, per difendere il proprio potere, era pronta a schiacciare quello delle altre forze politiche. Hanno fallito. In un Paese a crescita zero, con salari da fame, tasse record e sanità a pezzi, la loro priorità era la legge elettorale. È tempo di restituire all’Italia un governo all’altezza».
- Riccardo Magi (+Europa): «Il governo non si era nemmeno rimesso al volere del Parlamento su questo emendamento e oggi ha dimostrato di non avere più i numeri alla Camera. Meloni salga immediatamente al Colle».
Aula sospesa, si decide il futuro della riforma
Nonostante lo shock della bocciatura, la maggioranza è riuscita a fare quadrato subito dopo sul piano procedurale, respingendo con uno scarto di 84 voti la richiesta dell’opposizione di sospendere definitivamente l’esame della legge.
La seduta della Camera è stata temporaneamente sospesa per una pausa tecnica prestabilita, mentre è stata convocata d’urgenza la Conferenza dei capigruppo per decidere come procedere. Il cammino del disegno di legge Bignami, a questo punto, è totalmente avvolto nell’incertezza e rischia di trasformarsi in un Vietnam parlamentare per Palazzo Chigi.