Il puzzle delle prossime elezioni regionali inizia a prendere forma, con significative mosse nel centrosinistra e un persistente braccio di ferro all’interno della maggioranza di governo. L’incontro al Nazareno tra la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, e il governatore campano Vincenzo De Luca ha di fatto spianato la strada alla candidatura dell’ex presidente della Camera, Roberto Fico (M5s), alla presidenza della Regione Campania. Un’accelerazione che replica il copione toscano, dove Eugenio Giani, dopo il vertice con la leader dem, è a un passo dalla ricandidatura.
L’intesa tra Schlein e De Luca sblocca la situazione in Campania, dove le resistenze del governatore uscente alla candidatura di Fico sembrano superate. De Luca, che la scorsa settimana aveva già incontrato il presidente del M5s Giuseppe Conte, avrebbe posto alcune condizioni: non si ricandiderà al consiglio regionale, ma chiede un congresso regionale del PD prima delle elezioni per porre fine al commissariamento del partito. Un altro nodo cruciale riguarda la continuità con il suo programma, in particolare sul delicato tema dei rifiuti, storicamente spinoso per il Movimento 5 Stelle.
Dopo l’incontro con Schlein, la ricandidatura di Eugenio Giani in Toscana appare quasi certa. Tuttavia, i rapporti tra PD e M5s rimangono tesi nella regione, con il partito di Conte che non sembra propenso ad appoggiare Giani. L’apertura su Fico in Campania non sembra aver modificato l’approccio: “Ogni Regione è una partita a sé stante”, si ragiona nel Movimento.
Nel centrosinistra, il caso Puglia resta aperto. Il nome dell’eurodeputato PD Andrea Decaro è quello più accreditato, ma la sua corsa è complicata dalla possibile presenza ingombrante del governatore uscente Michele Emiliano (PD) e dell’ex governatore Nichi Vendola (Avs), entrambi desiderosi di un ruolo in consiglio regionale. Due presenze che Decaro farebbe volentieri a meno di gestire.
Il quadro è più chiaro nelle Marche, dove è in corsa l’eurodeputato Matteo Ricci (PD), e nel Veneto, dove l’ex sindaco di Treviso Giovanni Manildo (PD) ha già avviato la sua campagna elettorale.
Il centrodestra, invece, continua a scontarsi sul Veneto, regione chiave e terreno di scontro tra Lega e Fratelli d’Italia per la successione di Luca Zaia. Il prossimo appuntamento tra i leader – Giorgia Meloni (FdI), Matteo Salvini (Lega), Antonio Tajani (FI) e Maurizio Lupi (Nm) – è previsto per lunedì, dopo un vertice a Palazzo Chigi che si è concluso con un sostanziale stallo.
La premier Meloni, secondo fonti parlamentari, spinge per un esponente di Fratelli d’Italia, esortando gli alleati a trovare un accordo, altrimenti “deciderò io”. Si fanno i nomi dei senatori FdI Raffaele Speranzon e Luca De Carlo, oltre a quello del presidente Ice Matteo Zoppas. Salvini, però, insiste per un candidato leghista, con il deputato Alberto Stefani tra i papabili. Il segretario della Lega non esclude un ruolo ministeriale per Zaia, affermando: “Mi farebbe piacere averlo insieme al governo del Paese”.
In Toscana, la Lega ha schierato Roberto Vannacci, non come candidato, ma come responsabile della campagna elettorale per “rafforzare il partito in vista delle regionali”.
A complicare il quadro del centrodestra si aggiunge l’incognita Milano. Nel caso in cui il sindaco Giuseppe Sala dovesse dimettersi a causa dell’inchiesta sull’urbanistica, la casella del capoluogo lombardo entrerebbe nella trattativa, rimescolando gli equilibri, specie tra le forze che sostengono il governo Meloni.
Resta sul tavolo l’ipotesi di un election day, ovvero l’accorpamento delle elezioni regionali. Fonti di governo suggeriscono che, qualora si concretizzasse, non sarebbe per un’imposizione di Roma, ma sulla base di un accordo con le Regioni interessate al voto.
Gli equilibri politici restano fragili e i giochi ancora aperti, sia nel centrosinistra che nel centrodestra, in vista delle prossime consultazioni regionali.