Le recenti discussioni sulla riforma della legge elettorale e le dichiarazioni del Presidente del Senato Ignazio La Russa riaccendono lo scontro politico sulla successione al Colle. Il centrodestra punta a consolidare la maggioranza in vista delle prossime scadenze elettorali, mentre le forze d’opposizione costituiscono un fronte comune per sbarrare la strada a un’eventuale salita di Giorgia Meloni al Quirinale.
Tuttavia, la compattezza del ‘campo largo’ sulla difesa degli equilibri costituzionali contrasta con le evidenti spaccature emerse alla Camera in materia di politica estera e sui dossier internazionali.
1. Lo stop dell’opposizione alla prospettiva Quirinale
I principali esponenti del fronte progressista hanno respinto compatti lo scenario di un’elezione dell’attuale Premier alla Presidenza della Repubblica:
- Elly Schlein (PD): La segretaria dem ha sottolineato che la figura del Capo dello Stato deve rimanere super partes e garante della Costituzione: “Non si può immaginare che lo diventi chi guida il governo e una forza politica. La destra ha un’unica ossessione: andare al Colle e cambiare gli equilibri costituzionali. Li fermeremo”.
- Angelo Bonelli (AVS): Il portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra ha indicato la necessità di costruire una forte alternativa di governo per impedire che il centrodestra conquisti la maggioranza qualificata necessaria per l’elezione del Presidente.
- Vittoria Baldino (M5S): La vicepresidente del Movimento 5 Stelle ha definito la linea della Premier incompatibile con il ruolo di garanzia e bilanciamento dei poteri attribuito dalla Carta costituzionale.
- Il ‘no’ alla legge elettorale: Schlein ha ribadito la ferma opposizione della minoranza al Senato contro il nuovo impianto elettorale, accusato di voler introdurre un premio di maggioranza sproporzionato utile a scegliere autonomamente il nuovo Presidente della Repubblica dopo il fallimento del referendum sulla giustizia e l’accantonamento della riforma del premierato.
2. Le spaccature alla Camera: cinque risoluzioni sugli esteri e il caso Pirlo
Nonostante l’intesa strategica sul Quirinale, le divergenze programmatiche tra le opposizioni rimangono evidenti nelle attività parlamentari:
- Cinque risoluzioni distinte: Alla Camera, i gruppi di minoranza (da AVS ad Azione, passando per PD e M5S) si sono divisi al momento del voto sulla partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali, presentando cinque testi differenti e confermando le distanze storiche sulla gestione della crisi in Ucraina.
- Scontro M5S-PD sulla vicenda Pirlo: La mancata nomina di Andrea Pirlo alla guida della Nazionale di calcio per via di un contratto in essere con un club russo ha innescato un botta e risposta. Il capogruppo M5S Riccardo Ricciardi ha criticato l’esclusione parlando di incoerenza rispetto ai ruoli di governo ed ex lobbisti delle armi, mentre il senatore PD Filippo Sensi ha replicato accusando gli esponenti 5 Stelle di manifestare un’eccessiva sensibilità nei confronti delle posizioni russe.