Nuova giornata di fortissima tensione e caos procedurale nell’Aula della Camera sulla riforma della legge elettorale. A meno di ventiquattr’ore dal pesante scivolone che ha visto la coalizione battuta per un solo voto, la maggioranza si spacca nuovamente in maniera plateale.
Il terreno di scontro, ancora una volta, è quello delle preferenze. Fratelli d’Italia decide di compiere una mossa politica spericolata, accodandosi all’emendamento presentato dai deputati di Futuro Nazionale (il movimento guidato dal generale Roberto Vannacci). Ma lo scrutinio segreto non perdona: il testo viene bocciato, scatenando la protesta furiosa dei vannacciani nell’emiciclo e l’affondo compatto delle opposizioni, che denunciano la nascita di una nuova alleanza di “destra-destra”.
I numeri del voto e il “caso” dei 139 Sì
L’emendamento sulle preferenze a prima firma di Edoardo Ziello (FNV) è stato respinto a scrutinio segreto con 233 voti contrari e 139 favorevoli. Un esito che, numeri alla mano, svela una frattura insanabile all’interno del centrodestra.
Il “campo largo” (PD, M5S, AVS) aveva infatti annunciato ufficialmente il proprio voto contrario, compattando circa 126 voti (al netto di qualche assenza). Sottraendo i soli 8 parlamentari di Futuro Nazionale, la matematica parlamentare dimostra che almeno 131 voti a favore dell’emendamento vannacciano sono arrivati dai banchi del centrodestra, quasi interamente riconducibili a Fratelli d’Italia e Noi Moderati.
LA GEOGRAFIA DEL VOTO SEGRETO SULL'EMENDAMENTO ZIELLO (FNV)
├── FAVOREVOLI (139 voti): Fratelli d'Italia, Futuro Nazionale (8), Noi Moderati.
└── CONTRARI (233 voti): Forza Italia, Lega, Campo Largo (PD, M5S, AVS), Azione e Italia Viva.
La spaccatura si era già delineata in mattinata quando il relatore e il governo (per voce della ministra Maria Elisabetta Alberti Casellati) hanno modificato il parere contrario espresso il giorno precedente, rimettendosi formalmente all’Aula. Una sponda chiarissima a Vannacci voluta da via della Scrofa che ha indispettito non poco gli alleati di governo.
Tensione in Aula: cartelli e urla di “vergogna”
Subito dopo la proclamazione del risultato che ha sancito la bocciatura definitiva delle preferenze, i deputati di Futuro Nazionale hanno dato vita a una dura contestazione nell’emiciclo di Montecitorio.
I parlamentari fedeli al generale hanno urlato ripetutamente “Vergogna!” all’indirizzo dei banchi di Lega e Forza Italia, esponendo cartelli con slogan inequivocabili: “Partiti padroni? No! Cittadini sovrani” e “Io voto, io scelgo!”.
Edoardo Ziello (FNV): «Chi tradisce protetto dal voto segreto è funzionale alla sinistra, non noi che abbiamo votato lealmente con Fratelli d’Italia sulle preferenze. Abbiamo sentito chiaramente le indicazioni dei capigruppo della Lega nell’emiciclo di votare contro».
Dure e gelide le reazioni dei partner di coalizione di Giorgia Meloni. Un big della Lega ha commentato a caldo: «È stato un errore madornale da parte di FdI votare quell’emendamento. È assurdo inseguire Vannacci», mentre da Forza Italia si registra la totale distanza rispetto a una mossa giudicata “incomprensibile”.
Le opposizioni chiedono la capigruppo: “Governo in crisi”
Per il centrosinistra, il voto odierno rappresenta la certificazione della fine della coalizione di governo così come era nata dalle urne. I capigruppo del campo largo hanno immediatamente chiesto una convocazione urgente della conferenza dei capigruppo per fare il punto sulla tenuta dell’esecutivo.
Le dichiarazioni dei leader del centrosinistra
- Chiara Braga (Capogruppo PD): «Si è costituita in quest’Aula una nuova maggioranza di destra-destra, FdI-FnV. L’attuale maggioranza politica non c’è più. Fermatevi! Meloni deve porre fine a questa fallimentare stagione di governo».
- Riccardo Ricciardi (M5S): «Oggi si svela una nuova minoranza di governo. Non si può andare avanti come se nulla stia accadendo in questo Parlamento».
- Luana Zanella (AVS): «C’è il tentativo disperato da parte di FdI di utilizzare il gruppetto di Vannacci come stampella per un governo ormai in evidente crisi».
La Camera ha sospeso temporaneamente la seduta in un clima di estrema incertezza. Il cammino del “Melonellum” (la riforma elettorale targata centrodestra) appare ora più che mai compromesso, con le diplomazie dei singoli partiti impegnate a decifrare le conseguenze di una rottura politica che rischia di ripercuotersi direttamente sulla stabilità di Palazzo Chigi.