Sotto il peso della crisi in Medio Oriente e del blocco dello Stretto di Hormuz, il Governo Meloni rompe gli indugi e apre alla “sterilizzazione” dei prezzi dei carburanti. La Presidente del Consiglio ha annunciato che il Ministero dell’Economia (MEF) sta studiando l’attivazione delle accise mobili, un meccanismo che permetterebbe di utilizzare l’extragettito IVA (derivante dall’aumento dei prezzi alla pompa) per ridurre immediatamente il peso delle imposte sulla benzina.
Dopo un intenso pressing delle opposizioni — in particolare del PD di Elly Schlein e del M5S — la Premier ha confermato che lo strumento è “allo studio già da qualche giorno”. L’obiettivo è mitigare un’escalation che il Codacons definisce “insostenibile”: in diverse regioni (Calabria, Sicilia e Basilicata) la benzina in modalità self ha già sfondato la soglia di 1,8 euro al litro, mentre in autostrada il gasolio al servito corre verso i 2,6 euro.
Le associazioni dei consumatori chiedono un taglio immediato di almeno 15 centesimi al litro, misura necessaria non solo per i rifornimenti privati, ma per frenare l’aumento dei prezzi dei beni alimentari, che per l’80% viaggiano su gomma.
Imprese a rischio: il conto della CGIA
Se per le famiglie il problema è il distributore, per le aziende è la bolletta. Secondo l’Ufficio studi della CGIA di Mestre, l’impatto del conflitto con l’Iran potrebbe costare al sistema produttivo italiano quasi 10 miliardi di euro nel 2026.
Nello specifico, i rincari strutturali peserebbero per:
- 7,2 miliardi sull’elettricità;
- 2,6 miliardi sul gas.
La regione più colpita sarebbe la Lombardia (-2,3 miliardi di costi energetici), seguita da Emilia Romagna e Veneto. I settori più esposti sono quelli “energivori”: siderurgia, chimica, logistica e l’intero comparto della ristorazione e dell’accoglienza.
Speculazione sotto i riflettori
Nonostante i rincari, il Governo e gli esperti invitano alla prudenza sui paragoni con la crisi ucraina del 2022. Sebbene il gas sia balzato a 55 euro e l’elettricità a 165 euro al megawattora, siamo ancora lontani dai picchi di 300 euro raggiunti quattro anni fa.
Proprio per questo, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani e il Ministro delle Imprese Adolfo Urso hanno denunciato “aumenti ingiustificati” e “troppa speculazione”. Urso ha già allertato “Mister Prezzi” e la Guardia di Finanza per monitorare i listini delle compagnie petrolifere, sospettate di aver alzato i prezzi ben prima che i nuovi carichi di greggio — bloccati a Hormuz — influenzassero realmente le scorte attuali.