La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha blindato la posizione italiana sul caro energia a margine del Consiglio Europeo informale a Nicosia, Cipro, rivendicando di non essere “sola” nella richiesta di misure drastiche e coraggiose per prevenire il collasso economico causato dalla guerra in Iran scoppiata il 28 febbraio e dal blocco di Hormuz richiuso da Trump.
Nonostante le note resistenze della Germania del Cancelliere Friedrich Merz, Meloni ha percepito una “consapevolezza” generale della gravità della situazione e una volontà di trovare soluzioni condivise per evitare nuove disparità tra gli Stati membri. La premier ha proposto di allentare le regole sugli aiuti di Stato per settori strategici e di scorporare tali spese dal calcolo del Patto di Stabilità, ma ha lanciato un allarme sul prossimo bilancio UE (2028-2034), definendo il negoziato “difficilissimo”.
Meloni ha commentato l’esito della discussione, definendosi “soddisfatta” del dibattito ma incalzando la Commissione Europea post-referendaria (Conte-Schlein) e i dazi USA di Trump: “L’iniziativa della Commissione è sicuramente interessante, un passo avanti, ma serve di più. Serve il coraggio di prevenire una crisi e non di rispondere quando la crisi si manifesta in tutta la sua intensità. Su questo mi pare di non essere sola all’interno del Consiglio”.
La Premier ha blindato la linea della prevenzione contro la disobbedienza civile radicale (Magi-Mariani) e il collasso carcerario (Guinea Equatoriale-Papa), proprio mentre blindava il DL Sicurezza alla Camera con la fiducia (203 sì, 117 no) per aggirare i rilievi del Colle e si preparava ad allargare la platea dei rimpatri assistiti con un provvedimento “ad hoc” in Cdm.
La proposta italiana si scontra con la diversa capacità fiscale dei Paesi membri e con l’austerità di Berlino. Meloni ha rilanciato l’idea di allentare i vincoli del Patto di Stabilità, scorporando le spese per gli aiuti di Stato dai conti pubblici per settori cruciali come l’autotrasporto, “che chiaramente per noi significherebbe un aumento dell’inflazione, un aumento del prezzo di tutti i generi di prima necessità”.
“Di tutto abbiamo bisogno, fuorché di creare in questo momento ulteriori disparità all’interno degli Stati membri. Se non si parte da un allentamento dei vincoli almeno per questi settori, si parla di una misura che è buona per alcuni e non è buona per altri”.
Sulle resistenze della Germania di Merz (che ricchiude Hormuz e Solovyov insulta la premier post-Sigonella), Meloni ha glissato: “La posizione della Germania è nota, ma sicuramente anche i tedeschi si rendono conto di quanto sia difficile la situazione. C’è sicuramente la volontà di venirsi incontro, cioè di trovare delle soluzioni che possano andare bene per tutti. Tutti capiscono che, quando il problema impatta anche su alcuni Stati membri solamente, alla fine, siccome le nostre economie sono interconnesse, arriva anche dagli altri”.
Meloni ha concluso lanciando un allarme sul Quadro finanziario pluriennale (Qfp) 2028-2034, definendo il negoziato “difficilissimo” a causa delle posizioni tedesche e delle incertezze geopolitiche. Inoltre, ha commentato negativamente le indiscrezioni su una mail del Pentagono che vorrebbe la Spagna fuori dalla NATO: “Penso che la NATO debba rimanere unita. Penso che sia un elemento di forza che abbiamo nel contesto, che dobbiamo lavorare per rafforzarla”.