Il Medio Oriente ripiomba nel caos proprio mentre la diplomazia internazionale tenta di imporre una tregua. Nelle ultime ore, il Sud del Libano è stato teatro di una nuova e drammatica escalation militare che ha colpito direttamente la missione delle Nazioni Unite (Unifil), mentre sul fronte di Teheran si registrano fortissime tensioni sia sul campo che nei palazzi del potere di Washington.
Libano: ucciso un casco blu Unifil. La Farnesina: «Nessun italiano coinvolto»
La tragedia è avvenuta nel settore orientale del Sud del Libano, nei pressi di Marjayoun: un colpo di mortaio ha centrato in pieno una postazione dell’ONU, uccidendo un operatore della pace e ferendone altri due.
La Farnesina è intervenuta immediatamente per rassicurare la nazione, escludendo categoricamente il coinvolgimento di militari italiani: l’attacco si è verificato in un’area in cui non sono schierati i nostri connazionali.
Nonostante i colloqui internazionali a Washington avessero delineato l’annuncio di una tregua condizionata tra Israele e Libano, i combattimenti sul campo non si sono mai fermati:
- Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno intensificato i raid aerei e l’uso di droni (in particolare vicino a Nabatieh), provocando feriti e gravi danni alle infrastrutture.
- L’esercito israeliano ha emesso un drammatico avviso ai civili libanesi: «Non dirigetevi a sud del fiume Zahrani», a conferma del fatto che l’incursione di terra – la più profonda dal 2000 – è ancora in pieno svolgimento per neutralizzare le posizioni di Hezbollah.
Hezbollah gela la diplomazia e respinge l’accordo di pace
A distruggere le speranze di un rapido cessate il fuoco – mediato dagli Stati Uniti – è arrivato il muro ufficiale eretto da Hezbollah. Il movimento sciita libanese, che non ha preso parte ai colloqui di Washington, ha ufficialmente informato il Presidente della Repubblica libanese, Joseph Aoun, del suo totale rifiuto del testo.
Le condizioni imposte dal gruppo filoiraniano per interrompere gli attacchi contro Israele sono rigidissime:
- Ritiro totale e immediato delle truppe israeliane da ogni centimetro di territorio libanese.
- Ritorno immediato degli sfollati e l’avvio immediato degli sforzi di ricostruzione.
- Rilascio immediato di tutti i prigionieri libanesi detenuti da Israele.
Fronte Iraniano: la Guida Suprema attacca l’America
Dall’Iran, la nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei, parlando in occasione dell’anniversario della morte dell’Ayatollah Khomeini, ha lanciato un durissimo atto d’accusa contro l’asse Washington-Tel Aviv, definendo la geografia del “Grande Israele” come «falsa e illegittima»:
Mojtaba Khamenei: «Gli Stati Uniti e Israele hanno subito una bruciante sconfitta sul campo e ora vogliono seminare dubbio, disperazione e divisione. L’imperialismo guidato dagli USA è disposto a fare qualsiasi cosa per fermare il progresso dell’Iran e negli ultimi 80 anni ha costruito una base militare chiamata Israele. Non accetteranno mai un Iran forte e indipendente».
Washington: la Camera approva il ritiro delle truppe dall’Iran. Sfida a Trump
Nel frattempo, a Washington, il Presidente Donald Trump incassa un durissimo scossone politico interno. La Camera dei Rappresentanti ha approvato a maggioranza una risoluzione che ordina il ritiro immediato delle truppe americane dal conflitto in Iran, iniziato a febbraio per volere del tycoon.
Il voto rappresenta una parziale spaccatura nel fronte conservatore: quattro deputati repubblicani hanno infatti voltato le spalle al Presidente, unendosi alla minoranza democratica. Al momento il provvedimento ha una valenza prettamente simbolica: per diventare esecutivo dovrà passare l’esame del Senato e, in ogni caso, il capo della Casa Bianca ha già fatto sapere di essere pronto a esercitare il diritto di veto per bloccare la risoluzione e proseguire l’offensiva militare.