Il Ministero della Giustizia fin da subito si è mosso con estrema cautela e riservatezza sulla vicenda Almasri, l’ex ufficiale libico ricercato dalla Corte Penale Internazionale. È quanto emerge dalle carte dell’indagine che vedono indagati la premier Giorgia Meloni, il sottosegretario Alfredo Mantovano e i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi. La diffusione mediatica di questi documenti, acquisiti dal Tribunale dei ministri, ha però scatenato la reazione dell’avvocata Giulia Bongiorno, legale dei quattro indagati, che starebbe valutando una denuncia per divulgazione di atti coperti da segreto istruttorio.
La decisione del Tribunale dei ministri sulla mancata consegna di Almasri alla Corte Penale Internazionale è attesa a breve. Dopo mesi di istruttoria, le tre giudici dell’organismo dovranno comunicare alla Procura se chiedere al Parlamento l’autorizzazione a procedere per uno o più indagati o archiviare il fascicolo. I termini, seppur non perentori, sono scaduti a fine giugno, e le conclusioni dovrebbero arrivare nei prossimi giorni.
Dagli atti dell’indagine trapela che il governo, e in particolare il Ministero della Giustizia, era a conoscenza della situazione fin dal momento dell’arresto di Almasri, avvenuto tra il 19 e il 21 gennaio.
Nel frattempo, la Procura generale della Libia ha emesso un ordine formale di comparizione nei confronti di Almasri. Le imputazioni includono reati gravi come stupro, tortura, omicidio, trattamento disumano, detenzione arbitraria e altri crimini contro l’umanità, tutti riconducibili al mandato di arresto della Corte penale internazionale.
Le rivelazioni emerse dall’indagine hanno riacceso la polemica politica. La segretaria del PD, Elly Schlein, ha dichiarato: “Ci aspettiamo che Giorgia Meloni torni alle Camere a chiarire una vicenda che sta fortemente danneggiando la credibilità e la dignità dell’Italia”. Sulla stessa linea il leader del M5S, Giuseppe Conte: “Un governo di bugiardi anche sul caso Almasri, stupratore di bambini rimpatriato con un volo di Stato. Nordio deve dimettersi”.
Per Marco Grimaldi (AVS), “è inaccettabile che un ministro travisi i fatti e inganni il Parlamento: chi mente deve assumersene la responsabilità e lasciare l’incarico”. L’ex premier Matteo Renzi ha rincarato la dose: “Giorgia Meloni ha mentito nel video da Palazzo Chigi, Carlo Nordio ha mentito al Parlamento. Non mi interessa la vicenda giudiziaria o l’avviso di garanzia: mi preoccupa un Governo che mente all’opinione pubblica e alle Camere. Un Governo che si fa ricattare dai torturatori libici”.