A un anno e mezzo dal rimpatrio del generale libico accusato di crimini contro l’umanità, il ministero della Giustizia recepisce il pronunciamento della Corte costituzionale. Insorgono le opposizioni: “Inutile e tardivo, il Guardasigilli lasci il suo posto”.
Un nuovo e turbolento capitolo si aggiunge alla vicenda del “caso Almasri”. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha trasmesso alla Procura generale presso la Corte d’Appello di Roma il fascicolo fornito dalla Corte penale internazionale inerente alla richiesta di arresto del generale libico Osama Almasri. L’ufficiale, accusato di crimini di guerra e contro l’umanità per presunte torture nel carcere di Mitiga, era stato fermato a Torino nel gennaio 2025, poi rilasciato e riportato a Tripoli con un volo di Stato.
La decisione del dicastero di Via Arenula arriva a seguito della recente pronuncia della Corte costituzionale. La Consulta ha infatti dichiarato illegittima l’interpretazione normativa applicata dal ministero, sancendo che il Guardasigilli avrebbe dovuto trasmettere “immediatamente” gli atti al procuratore generale o, in alternativa, comunicare con motivazione il diniego per la tutela di principi costituzionali preminenti.
Le implicazioni politiche e la bufera sulle opposizioni
L’invio formale delle carte alla Procura generale non produce effetti pratici immediati sulla posizione giudiziaria di Almasri, giunto da tempo in Libia dove è stato successivamente condannato dai tribunali locali. Tuttavia, la mossa assume una rilevanza politica fondamentale, contraddicendo la linea di autonomia rivendicata nei mesi scorsi dallo stesso Nordio di fronte al Parlamento.
Le reazioni delle forze di opposizione non si sono fatte attendere, trasformandosi in una richiesta corale di dimissioni:
- Alleanza Verdi e Sinistra: Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli accusano il Guardasigilli di aver mentito alle Camere e di aver subito una “smentita clamorosa” dalla Consulta.
- Movimento 5 Stelle: I parlamentari Pentastellati delle commissioni Giustizia sottolineano come l’inerzia dell’esecutivo abbia sottratto l’accusato alla giurisdizione della Corte penale internazionale dell’Aja.
- Più Europa: Il segretario Riccardo Magi definisce la gestione del caso “un disastro istituzionale senza precedenti”.