Il clima politico si infiamma attorno a un colloquio riservato tra il viceministro degli Esteri, Edmondo Cirielli (FdI), e l’ambasciatore russo in Italia, Aleksej Paramonov. Le indiscrezioni, pubblicate dal Corriere della Sera, parlano di un incontro che avrebbe irritato Palazzo Chigi e che è diventato immediatamente terreno di scontro tra maggioranza e opposizione.
Quello che il viceministro Cirielli definisce «prassi diplomatica» è diventato per le opposizioni un «caso di ambiguità internazionale». L’incontro, avvenuto mesi fa alla Farnesina, ha innescato una raffica di interpellanze parlamentari e richieste di dimissioni.
La difesa della maggioranza: «Tutto alla luce del sole»
Antonio Tajani, dal Consiglio Affari Esteri a Bruxelles, ha blindato il suo viceministro: «È una polemica inutile. L’incontro è avvenuto al Ministero, con i funzionari presenti. Non abbiamo rotto le relazioni diplomatiche con Mosca ed è servito a ribadire la nostra posizione».
Lo stesso Cirielli ha respinto le voci di una frizione con Giorgia Meloni: «Ricostruzioni destituite di ogni fondamento. La Farnesina sapeva. Incontrare ambasciatori di Paesi complessi serve anche a non esporre direttamente il Ministro».
L’attacco delle opposizioni: «Il governo chiarisca»
Nonostante le rassicurazioni, il centrosinistra e il Terzo Polo sospettano una “diplomazia parallela”:
- Elly Schlein (PD): La segretaria dem, parlando a Tagadà, ha annunciato un’interpellanza urgente: «Se il governo intensifica le relazioni con la Russia si allontana dall’UE. Perché lo scopriamo solo oggi? Vogliamo sapere cosa si sono detti».
- Carlo Calenda (Azione): Il leader di Azione è stato ancora più drastico, chiedendo le dimissioni di Cirielli: «Un viceministro che incontra l’ambasciatore russo senza autorizzazione è inadatto al ruolo. È una vicenda equivoca e compromettente».
I dubbi sul “metodo”
Il nodo della contesa non è solo il merito del colloquio, ma il metodo. Il Partito Democratico chiede di conoscere data, luogo e temi trattati, sottolineando come tali interlocuzioni rischino di proiettare un’immagine di debolezza dell’Italia rispetto agli impegni assunti in sede europea a sostegno dell’Ucraina.