Sulla scia delle pesanti inchieste giudiziarie aperte dalla Procura di Roma e del via libera della UE alle sanzioni contro il ministro Ben Gvir, interviene nel dibattito internazionale Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati.
In un’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano, la diplomatica dell’ONU ha espresso un giudizio durissimo sul blocco della Global Sumud Flotilla, parlando di un quadro di illegalità internazionale che va ben oltre la condotta dei singoli ministri israeliani e che svela dinamiche di violenza sistematica.
“Un assaggio di ciò che subiscono i palestinesi”
Per la relatrice delle Nazioni Unite, il trattamento degradante e le violenze denunciate dagli attivisti europei nel porto di Ashdod non rappresentano un’anomalia, bensì la prassi operativa del sistema di detenzione israeliano:
“L’ennesimo attacco contro la Flotilla è solo un assaggio di ciò che i prigionieri palestinesi affrontano ogni singolo giorno, nel silenzio complice degli Stati e dei media principali. Questa vicenda conferma la brutalità dello Stato israeliano, strutturalmente sostenuta dall’impunità totale di cui gode a livello internazionale”.
Albanese ha poi lanciato un monito alle cancellerie occidentali, criticando la reattività della politica solo quando ad essere colpiti sono i propri cittadini: “Trovo che l’indignazione non possa e non debba essere selettiva. La vita umana ha lo stesso identico valore indipendentemente dalla lingua, dalla religione, dal genere o dal passaporto che si possiede”.
Le accuse legali: “Nessun diritto di sequestro in acque internazionali”
Dal punto di vista del diritto internazionale, la giurista dell’ONU ha smontato la legittimità del blitz condotto dalle forze di sicurezza di Tel Aviv, ricordando lo status giuridico della Striscia di Gaza:
- Assenza di sovranità: “Lo scopo degli attivisti era entrare nelle acque di Gaza e queste non sono sotto sovranità israeliana: restano sotto occupazione illegale”.
- Sequestro illegittimo: Secondo Albanese, Israele “non ha alcun diritto giuridico di intercettare, abbordare e sequestrare persone e imbarcazioni in acque internazionali”.
La relatrice ONU ha poi evidenziato come l’Europa stia raccogliendo i frutti di una dottrina securitaria che essa stessa ha contribuito a sdoganare negli anni, basata sulla “criminalizzazione della solidarietà, sulla sorveglianza permanente e sull’impunità per la violenza esercitata contro civili e attivisti”. Per questo motivo, le sanzioni europee a Ben Gvir sono considerate utili ma insufficienti se non seguite dalla “fine della complicità economica e militare” con Tel Aviv.
La vittoria legale contro gli USA sui conti bancari
L’intervista ha toccato anche una vicenda personale e finanziaria che ha visto la diplomatica contrapposta al governo degli Stati Uniti. Alla domanda se, dopo la vittoria legale contro Washington, possa finalmente tornare a disporre di un conto corrente, Albanese ha risposto con cautela:
“È un primo respiro di sollievo. Ora spero si facciano avanti quelle banche che prima volevano aprirmi un conto ma non potevano farlo a causa delle restrizioni. Ci tengo a specificare, però, che il mio caso non è ancora definito nel merito: quella che abbiamo ottenuto è solo una sospensione preliminare e non una soluzione definitiva. La battaglia per la giustizia è ancora molto lunga”.