Un’ora e mezza di faccia a faccia a Palazzo Chigi per spegnere l’incendio che sta divampando al Ministero della Cultura. La premier Giorgia Meloni ha ricevuto il ministro Alessandro Giuli all’indomani del “terremoto” che ha portato all’azzeramento dei vertici del suo staff, con il licenziamento di Emanuele Merlino ed Elena Proietti.
Al termine del colloquio, fonti della Presidenza del Consiglio hanno ribadito la piena fiducia nell’operato del titolare del Mic: “Emerge la solidità di un rapporto cordiale e proficuo”, precisano da Palazzo Chigi, bollando come “prive di fondamento” le ricostruzioni giornalistiche su presunte divergenze tra Giuli, la premier e altri esponenti del governo, inclusi i rumors su uno scontro con Matteo Salvini. La mossa di Giuli viene derubricata a una riorganizzazione interna, necessaria in un contesto reso complesso dallo scenario internazionale.
Il partito di via della Scrofa fa quadrato attorno al ministro. Arianna Meloni, responsabile della segreteria politica di FdI, minimizza la vicenda parlando di “un caso sul nulla”, mentre il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida assicura che “non c’è nessuna crisi di governo”. Sulla stessa linea Galeazzo Bignami: “La rimozione di due dipendenti non mi sembra una cosa enorme”. Anche Licia Ronzulli (FI) parla di una questione interna che non incide sulla tenuta dell’Esecutivo.
Di parere opposto le minoranze, che leggono nel caos del Mic il segnale di un imminente logoramento della maggioranza. Per Matteo Renzi (Iv), si tratta di una “fine ingloriosa”, mentre il Movimento 5 Stelle, con Luca Pirondini, attacca: “Al ministero esplode l’ennesima faida interna di un governo che non governa più, impegnato solo in regolamenti di conti e guerre di potere”. Dal Partito Democratico, Francesco Verducci rincara la dose, sostenendo che Giuli stia certificando, con largo anticipo, la fine della legislatura.