La Presidenza della Repubblica chiude definitivamente il caso legato alla grazia concessa a Nicole Minetti, confermando la piena regolarità del provvedimento. Dall’altro, l’ufficializzazione dell’archiviazione dell’inchiesta di Firenze sui presunti mandanti occulti delle stragi mafiose del 1993 provoca la dura reazione corale del centrodestra e della famiglia Berlusconi, che attaccano i “teoremi di fango” durati trent’anni.
Caso Minetti: Mattarella conferma la grazia dopo i controlli dell’Interpol
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha preso atto delle conclusioni della Procura Generale presso la Corte d’Appello di Milano, decretando che non vi è alcun motivo per revocare o rivalutare la grazia concessa a Nicole Minetti.
Il Quirinale aveva richiesto approfondite verifiche in seguito ad alcune notizie di stampa che ipotizzavano l’infondatezza delle condizioni sanitarie o umanitarie alla base del provvedimento di clemenza. Gli accertamenti, condotti in modo bilaterale dalle forze di polizia italiane e dall’Interpol, hanno stabilito che le indiscrezioni dei media «non corrispondono al vero».
La nota del Colle sulla trasparenza: «Nessun segreto sul provvedimento»
In un secondo e dettagliato comunicato, l’ufficio stampa del Quirinale ha risposto con fermezza alle polemiche sulla presunta “segretezza” che avrebbe avvolto il decreto:
Il Quirinale: «Non vi è stata alcuna inconsueta segretezza. Da oltre undici anni, il Presidente concede abitualmente la grazia quando vi è il parere favorevole degli organi giudiziari, basandosi esclusivamente su finalità umanitarie. Nella maggior parte dei casi non viene emesso alcun comunicato stampa a tutela dei dati sensibili (malattie, vicende familiari, presenza di minori). Per offrire un dato preciso: in oltre quattro anni di mandato sono state concesse 42 grazie; solo per 12 di esse è stato fatto un comunicato pubblico, mentre per le restanti 30 si è osservato il doveroso riserbo imposto dalla legge».