Scoppia il caso politico sulla grazia concessa a Nicole Minetti, ma la premier Giorgia Meloni fa scudo attorno al Guardasigilli Carlo Nordio. “Mi fido del Ministro, le dimissioni sono escluse”, ha dichiarato la Presidente del Consiglio al termine del Cdm, ribadendo che l’iter seguito dal Ministero della Giustizia è avvenuto nel pieno rispetto della legge e della prassi consolidata.
Il pressing del Quirinale e le indagini Interpol
Il provvedimento di clemenza, firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo scorso 18 febbraio per motivi umanitari, è finito sotto i riflettori dopo un’inchiesta de Il Fatto Quotidiano. Il quotidiano ha sollevato dubbi sulla veridicità dei documenti presentati per ottenere la grazia, in particolare riguardo alle procedure di adozione di un bambino in Uruguay.
La reazione delle istituzioni è stata immediata:
- Il Quirinale: Ha inviato una lettera formale a via Arenula chiedendo accertamenti “con cortese urgenza” per riscontrare la fondatezza delle notizie stampa.
- La Procura Generale di Milano: La PG Francesca Nanni ha attivato l’Interpol per indagini “a tutto campo” tra l’Italia e il Sudamerica, coinvolgendo Nicole Minetti, il compagno Giuseppe Cipriani e i genitori biologici del minore.
La difesa del Governo e di Minetti
Giorgia Meloni ha chiarito che il Ministero non possiede strumenti investigativi propri e si affida obbligatoriamente alle verifiche della magistratura durante l’istruttoria. Se i presupposti dovessero risultare falsificati, la premier si è detta favorevole a nuovi accertamenti. Sulla stessa linea il viceministro Francesco Paolo Sisto, che ha lodato il giornalismo d’inchiesta sottolineando però che, se emergeranno difformità gravi, verranno tratte le debite conseguenze.
Da parte sua, Nicole Minetti ha respinto ogni accusa tramite i propri legali, minacciando querele e assicurando che il percorso adottivo è stato “documentalmente provato e regolare”.
Il nodo costituzionale: la grazia è revocabile?
Il caso rappresenta un unicum nella storia della Repubblica. Secondo la costituzionalista Francesca Biondi dell’Università di Milano, non esistono precedenti di revoca di un atto di clemenza firmato dal Capo dello Stato. Tuttavia, se l’istruttoria dovesse accertare che la grazia è stata ottenuta tramite falsità, il principio generale del diritto potrebbe consentire a Mattarella di mutare la propria determinazione.
Opposizioni all’attacco
Il fronte delle minoranze è compatto nel chiedere le dimissioni di Nordio. Il Movimento 5 Stelle accusa il Ministro di superficialità nell’istruttoria, mentre il Partito Democratico parla di “vicenda sconcertante”. Più duri Angelo Bonelli (Avs) e Riccardo Magi (+Europa), secondo i quali “la misura è colma” e il titolare della Giustizia dovrebbe lasciare immediatamente l’incarico.