La mobilitazione del centrodestra sul caso di Mario Roggero provoca un durissimo e immediato scontro istituzionale tra il Quirinale e il governo. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha convocato d’urgenza al Colle il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, per siglare un netto stop politico e costituzionale alle iniziative del guardasigilli e della maggioranza.
L’intervento del Capo dello Stato arriva poche ore dopo l’annuncio da parte di Nordio di aver già “attivato l’istruttoria” per concedere la grazia al gioielliere settantaduenne, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per il duplice omicidio dei rapinatori in fuga.
1. Il richiamo del Quirinale
In una nota ufficiale diramata dal Quirinale al termine del faccia a faccia, la Presidenza della Repubblica ha ristabilito con estrema fermezza i confini del dettato costituzionale, ricordando al ministro che la concessione della clemenza non è una prerogativa dell’esecutivo o dei partiti.
L’ufficio stampa del Colle ha precisato che l’incontro è servito per:
«[…] puntualizzare i limiti delle attribuzioni del Ministro in tema di concessione della grazia, facoltà che la Costituzione riserva esclusivamente al Presidente della Repubblica, come confermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza numero 200 del 2006».
In termini giuridici, Mattarella ha ricordato che, ai sensi dell’articolo 87 della Costituzione, il potere di grazia è un atto formalmente e sostanzialmente presidenziale. Il ministro della Giustizia non ha il potere di piegare l’apertura dell’istruttoria a fini politici o di annunciarla come un binario preferenziale per assecondare le raccolte firme dei partiti.
2. Il peso della Sentenza 200/2006 della Consulta
Il richiamo formale alla sentenza numero 200 del 2006 della Corte Costituzionale non è casuale ed evoca uno dei precedenti più famosi della storia repubblicana italiana: il caso Sofri.
IL PRECEDENTE STORICO (SENTENZA 200/2006)
├── IL CONFLITTO: Il Presidente Ciampi voleva concedere la grazia ad Adriano Sofri; il ministro Castelli (Lega) si rifiutava di firmare l'atto.
├── IL VERDETTO DELLA CONSULTA: La Corte stabilì che la grazia è un potere "monocratico" del Capo dello Stato.
└── IL RUOLO DEL MINISTRO: Ha un compito puramente istruttorio e di controfirma; non può né bloccare la volontà del Colle né avviarla autonomamente per scopi politici.
Con la puntualizzazione di oggi, Mattarella ha ribadito lo stesso identico principio a parti invertite: così come un ministro non può porre il veto alla grazia decisa dal Colle, allo stesso modo un ministro non può forzare la mano al Quirinale sbandierando istruttorie d’ufficio per cavalcare l’onda dell’indignazione popolare.
3. Le reazioni della maggioranza: Salvini e Tajani correggono il tiro
Il richiamo del Quirinale ha costretto i leader del centrodestra a una rapidissima e prudente frenata per evitare che la solidarietà a Roggero si trasformasse in un aperto conflitto contro il Presidente della Repubblica.
I tentativi di mediazione dei vicepremier
- Matteo Salvini (Lega): «Non mi permetto minimamente di sostituirmi alla valutazione del Presidente della Repubblica. Noi come parlamentari possiamo solo istruire una domanda ben fatta e raccogliere le firme, poi è nella facoltà esclusiva del Presidente valutare modi, tempi e contenuti dell’atto».
- Antonio Tajani (Forza Italia): «Riteniamo giusto compiere questo passo e chiedere il perdono per un uomo che ha sbagliato ma che era esasperato dalle aggressioni. Detto questo, sarà il Presidente della Repubblica, ovviamente, a decidere. Noi facciamo una proposta nel massimo rispetto delle istituzioni».
Resta ora da capire come si muoverà il ministero di via Arenula. L’istruttoria tecnica sul caso Roggero andrà avanti – poiché la richiesta formale può essere presentata dai familiari o dai legali del gioielliere – ma i tempi, l’esito e l’opportunità politica del provvedimento rimangono saldamente blindati all’interno dell’ufficio di Sergio Mattarella.