Quella che era iniziata come una giornata di prudenza diplomatica si è conclusa con uno scontro frontale tra Palazzo Chigi e la Casa Bianca. Dopo ore di attacchi da parte del centrosinistra, la premier Giorgia Meloni ha chiarito la sua posizione, definendo “inaccettabili” le offese di Donald Trump a Papa Leone XIV.
Dopo una prima nota mattutina interpretata come troppo “tiepida”, la presidente del Consiglio è intervenuta con nettezza nel pomeriggio: “Trovo inaccettabili le parole del Presidente Trump nei confronti del Santo Padre. Il Papa è il capo della Chiesa Cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e condanni ogni forma di guerra”.
Meloni ha spiegato che il suo messaggio di auguri per il viaggio del Papa in Africa, inviato in mattinata, doveva già essere letto come un sostegno al Pontefice, ma ha preferito ribadirlo con forza per spegnere le polemiche. “Quello che ho detto è quello che penso. Le dichiarazioni” di Trump “sul Pontefice sono inaccettabili. Ho espresso la mia solidarietà a Papa Leone e le dico di più: francamente io non mi sentirei a mio agio in una società nella quale i leader religiosi fanno quello che dicono i leader politici. Diciamo, non in questa parte del mondo. Per cui non sono stata d’accordo e l’ho detto”, ha sottolineato oggi la premier Giorgia Meloni a margine di Vinitaly.
Il ritardo della condanna ufficiale ha permesso al centrosinistra di compattarsi in una difesa accorata del Papa, attaccando duramente la coerenza della premier. Elly Schlein (PD) ha definito gli attacchi di Trump “gravissimi e senza precedenti”, chiedendo a ciascuno di prendersi le proprie responsabilità.
Giuseppe Conte (M5S) ha usato l’ironia citando il celebre slogan della premier: “La premier Meloni, ‘madre, cristiana’, ancora non si è schierata. Forse anche qui ‘non condanna e non condivide’?”.
Matteo Renzi (IV), particolarmente duro, ha parlato di “scandalo” chiedendosi dove fossero finiti coloro che “andavano in giro con i rosari” mentre il Romano Pontefice veniva aggredito verbalmente.
Carlo Calenda (Azione) ha esortato il governo a rispondere duramente al “bullo d’oltreoceano”.
Nonostante l’alleanza politica con il leader repubblicano, anche i vicepremier hanno preso le distanze: Matteo Salvini ha bollato l’uscita di Trump come “poco intelligente”. “Non c’è bisogno di scontri e polemiche, la situazione è già complicata senza che uno si alzi la mattina e attacchi il Santo Padre, c’è un limite alla pazienza umana”: così il vicepremier Matteo Salvini a Rtl tornando sull’attacco di Donald Trump al Papa. “Se c’è una guida spirituale, morale e anche politica che sta invitando alla pace e al blocco del proliferare della vendita di armi è il Santo Padre – aggiunge il leader della Lega -. Non so cosa volesse intendere Trump, mi interessa poco. Al di là degli attacchi fuori luogo di Trump sono concentrato sulla soluzione di tanti problemi che questo maledetto conflitto ha portato sul tavolo”.
Antonio Tajani ha espresso “grandissimo rispetto” per un Papa “forte e determinato”, sottolineando la condivisione profonda del suo messaggio di pace.
In un clima di scontro politico, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato il consueto messaggio rituale al Papa, sottolineando l’urgenza del “solenne richiamo alla pace” in tempi così tribolati. Pur trattandosi di un atto formale, le parole del Capo dello Stato hanno dato ulteriore peso istituzionale alla posizione italiana di sostegno alla missione del Pontefice.
Il caso Leone XIV rappresenta un punto di rottura simbolico. Per Giorgia Meloni, la necessità di difendere l’istituzione papale e la sensibilità cattolica italiana ha prevalso sulla vicinanza ideologica a Donald Trump. Resta da vedere se questa frizione diplomatica avrà conseguenze sui rapporti con Washington, proprio mentre la crisi nello Stretto di Hormuz richiede la massima coordinazione tra gli alleati atlantici.