La revoca della nomina di Beatrice Venezi alla direzione musicale del Gran Teatro La Fenice di Venezia scatena un durissimo scontro politico. A quarantotto ore dalla decisione che ha rimosso la maestra dall’incarico previsto per il prossimo ottobre, Fratelli d’Italia scende in campo con una difesa frontale, denunciando un pregiudizio ideologico dietro la scelta della Fondazione veneziana.
Lo scontro politico: “Colpita perché non è di sinistra”
“Fino ad oggi Beatrice Venezi ha pagato il fatto di non essere figlia di musicisti e, soprattutto, di non essere di sinistra”, ha dichiarato Galeazzo Bignami, capogruppo di FdI alla Camera. Secondo l’esponente dei meloniani, il caso rappresenterebbe un attacco al merito in favore di una presunta egemonia culturale: “Ci batteremo sempre perché chi è bravo possa andare avanti anche senza tessere politiche”.
Sul fronte opposto, il Partito Democratico, per voce del consigliere regionale Giovanni Manildo, sottolinea come la vicenda avrà un impatto inevitabile sulle imminenti elezioni comunali di Venezia (24-25 maggio), trasformando il teatro in un vero e proprio terreno di scontro elettorale.
Clima teso a Venezia: minacce di morte alle maestranze
Mentre la politica discute, il clima all’interno del teatro veneziano è degenerato. I lavoratori della Fenice, che per sette mesi hanno contestato la designazione della Venezi, hanno denunciato di essere oggetto di una violenta campagna d’odio. Secondo la Rsu del teatro, i dipendenti starebbero ricevendo “valanghe di insulti e minacce di morte” sui social network.
Le maestranze hanno già incaricato i legali di procedere per vie giudiziarie, ribadendo la correttezza della propria protesta: “Mai abbiamo offeso o calunniato la Maestra o le istituzioni”. Solidarietà ai lavoratori è giunta anche dal Movimento 5 Stelle, che critica la scelta di FdI di difendere la direttrice d’orchestra “nonostante le offese rivolte alla Fondazione e all’orchestra”.
Il sovrintendente cerca la mediazione
Il sovrintendente Nicola Colabianchi, su cui è ricaduta la responsabilità della rottura con Beatrice Venezi, ha espresso ferma condanna per le intimidazioni subite dai dipendenti: “Tali episodi sono inaccettabili e lesivi dei valori di civiltà della nostra comunità”. Colabianchi, a sua volta bersaglio di critiche in passato, ha auspicato il ripristino di un clima di armonia per permettere al teatro di tornare a svolgere la propria attività artistica senza tensioni esterne.
L’ombra della Biennale
La polemica si inserisce in un momento di estrema fragilità per le istituzioni culturali veneziane. Il M5S ha infatti richiamato anche il caso del presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, finito nel mirino per l’apertura del padiglione russo. Una serie di “patate bollenti” che ha già portato al forfait del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, a tutte le giornate di inaugurazione dell’Esposizione internazionale d’arte.