PRESIDENTE RISCHIA ARRESTO, VERSO DICHIARAZIONE INDIPENDENZA
Resta sempre alto lo scontro fra Barcellona e Madrid sul referendum catalano per l’indipendenza. Il presidente Puigdmemont non esclude di poter essere arrestato dalla polizia spagnola, e la procura non nega l’ipotesi. E mentre Puigdmemont non esclude una dichiarazione unilaterale di indipendenza, il delegato della Generalitat a Roma Bellizzi conferma la volonta’ di celebrare il referendum, sottolineando che ‘si e’ disposti a negoziare fino all’ultimo partendo dalla condizione che il popolo catalano possa decidere’. E critica il governo di Madrid per aver dato ‘non una risposta politica, ma di polizia’.
Tensione ancora altissima in Spagna a pochi giorni dal 1 ottobre, data in cui dovrebbe svolgersi il referendum sull’indipendenza della Catalogna. Il procuratore capo spagnolo Jose’ Manuel Maza ha fatto sapere che l’ipotesi di un arresto del presidente catalano Carles Puigdemond, accusato di “malversazione” per la convocazione del referendum sull’indipendenza, e’ “aperta”. “Vedremo l’evolversi delle circostanze ma al momento la Procura non ha chiesto l’arresto” del presidente della Generalitat, ha precisato Maza. Ma il numero uno del governo catalano non arretra e fa sapere che la “macchina si e’ messa in moto, il referendum si fara’”. “Arrestarmi non sarebbe una buona idea”, continua Puigdemont. “Si e’ parlato di questa eventualita’ e se cio’ accadra’, faremo fronte a qualsiasi decisione. Ma non credo sia una buona idea”, aggiunge. Il presidente della Generalitat e’ tornato a commentare la maxioperazione condotta dalle autorita’ spagnole lo scorso 20 settembre e ha definito “vergognosi” gli arresti dei 14 dirigenti dell’amministrazione catalana (ora rilasciati) scattati dopo il blitz. Per Puigdemont sono “fatti che non si addicono a uno Stato democratico”. “Non sto disubbindendo sto ubbidendo al Parlamento della Catalogna”, ha affermato sottolineando che i Trattati internazionali firmati anche dalla Spagna riconoscono l’autodeterminazione dei popoli anche se non c’e’ accordo con lo Stato.
Quanto al referendum, Puigdemont ha ribadito ancora una volta che si fara’ e che sara’ ritenuto valido. “Il desiderio di andare al voto e’ incorruttibile e quindi si fara’. Non stiamo commettendo alcun crimine”. Il politico catalano riconosce di non avere tutti gli elementi per indire un referendum, ma aggiunge di avere quelli “necessari”, e cioe’ i numeri: il parlamento catalano si e’ pronunciato all’inizio di settembre con 72 voti a favore, zero contrari e 12 astensioni. “Non e’ possibile che in democrazia ti dicano ‘non voglio parlare'”, ha aggiunto con riferimento al premier Mariano Rajoy che definisce “illegale” l’indipendenza catalana. Per il presidente della Generalitat non ci sono alternative: “Arrendersi e ritirarsi vorrebbe dire finire male”. (AGI) Intanto oggi la Corte dei Conti spagnola ha chiesto ad Artur Mas, l’ex governatore della Catalogna, piu’ di 5 milioni di euro per l’utilizzo di danaro pubblico servito all’organizzazione del referendum indipendentista della regione il 9 novembre del 2014. Anche quel referendum, esattamante come quello convocato per il primo ottore, era stato dichiarato illegale dal Tribunale Supremo spagnolo. All’epoca Mas era il presidente della Generalitat, il governo della Catalogna, e come tale massimo responsabile dei conti pubblici che gestiva. Il tribunale attribuisce a Mas tutte le spese presuntamente illecite attribuite a nove suoi dipendenti, solo alcuni gia’ condannati; e ha comunicato a tutti anche la quantita’ di denaro da depositare come eventuale cauzione di fronte a un’eventuale condanna. Tutti i condannati hanno adesso alcuni giorni per depositare volontariamente i soldi. Se non lo fanno, la Corte dei Conti procedera’ alla confisca dei loro beni.