La fragile tregua diplomatica siglata solo poche settimane fa tra Washington e Teheran è ufficialmente crollata. Nella notte, le forze armate degli Stati Uniti hanno lanciato una massiccia ondata di raid aerei e missilistici contro l’Iran.
La reazione della Repubblica Islamica non si è fatta attendere: i Pasdaran hanno risposto colpendo decine di installazioni militari statunitensi dislocate in Kuwait e in Bahrein, trascinando il Medio Oriente in una nuova e pericolosa escalation militare che ha immediatamente fatto impennare i prezzi del greggio sui mercati internazionali.
La dinamica: l’innesco nello Stretto di Hormuz e l’attacco USA
Secondo quanto confermato dal Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), l’operazione militare è scattata in risposta al raid iraniano del giorno precedente contro tre navi mercantili in transito nello Stretto di Hormuz. Prima di dare l’ordine di attacco, il Dipartimento del Tesoro americano ha revocato con effetto immediato la licenza temporanea che consentiva all’Iran di vendere e consegnare petrolio greggio (la cui scadenza era fissata al 21 agosto).
I BERSAGLI DEI RAID STATUNITENSI IN IRAN ├── DIFESA E CONTROLLO ──► Sistemi di difesa aerea e radar di sorveglianza costiera. ├── INFRASTRUTTURE ──► Installazioni nei porti strategici di Sirik e Bandar Abbas. └── ARSENALI E VETTORI ──► Postazioni di lancio di droni, missili terra-aria e missili antinave.
I media di Stato iraniani hanno confermato che almeno sei missili hanno devastato l’area del molo di Taheroui a Sirik. Al momento non si registrano vittime civili, ma si contano diversi feriti e ingenti danni strutturali, con numerosi pescherecci andati a fuoco anche nel porto strategico di Bandar Abbas.
La ritorsione dei Pasdaran: 85 obiettivi americani nel Golfo
La contromossa militare di Teheran ha preso di mira la fitta rete di basi che gli Stati Uniti mantengono nei paesi alleati del Golfo Persico:
Dichiarazione delle Forze Armate Iraniane: «In una prima risposta all’aggressione, la Marina e le Forze aeree del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) hanno condotto un’operazione congiunta con missili e droni, colpendo 85 installazioni militari statunitensi chiave in Bahrein e Kuwait, e abbattendo un drone americano MQ-9».
Il ministero degli Esteri iraniano ha accusato Washington di “azioni sleali” e di aver “seriamente violato il memorandum d’intesa”. Sulla stessa linea il presidente del Parlamento di Teheran, Mohammad Bagher Qalibaf, che su X ha tuonato: «L’era del bullismo e dell’estorsione è finita. Non ci arrenderemo».
Mercati in ansia e il plauso della NATO da Ankara
Le prime conseguenze della nuova crisi si sono fatte sentire sui mercati energetici a causa del rischio di blocco delle rotte petrolifere:
- WTI (Texas): In rialzo del 3%, scambiato a 72,55 dollari al barile.
- Brent (Mare del Nord): In aumento del 2,9%, schizzato a 76,29 dollari al barile.
Nel frattempo, la crisi irrompe nell’agenda del vertice NATO che si apre stamane ad Ankara. Il Segretario Generale dell’Alleanza, Mark Rutte, ha blindato la posizione della Casa Bianca pochi minuti prima dell’inizio dei lavori bilaterali:
Mark Rutte: «I nuovi attacchi degli Stati Uniti contro l’Iran erano assolutamente necessari. Quando c’è un accordo di cessate il fuoco e l’Iran decide di violarlo attaccando i mercantili, penso sia fondamentale e indiscutibile che gli Stati Uniti reagiscano con la massima forza».
L’attenzione internazionale è ora rivolta alla delegazione italiana e agli altri partner europei presenti al summit in Turchia, chiamati a esprimersi su un conflitto che rischia di incendiare nuovamente le rotte commerciali marittime globali.