Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, ha chiuso l’assemblea del suo partito ribadendo con forza il ruolo dei centristi nella coalizione e tracciando la rotta per i prossimi anni: Giorgia Meloni è il candidato premier da sostenere senza esitazioni.
Lupi ha fatto il bilancio dei due anni di vita del partito, vantando 500 candidati schierati e 280 mila voti in 11 elezioni regionali, numeri che consolidano Noi Moderati come la quarta forza della coalizione.
“Siamo quattro. Questo è il nostro risultato più importante e lo è per la dignità del contributo che abbiamo portato,” ha affermato Lupi, citando la metafora di una canzoncina da oratorio: “Mattone su mattone, viene su una grande casa.”
Il leader milanese ha posto l’indicazione del candidato premier sulla scheda elettorale come “fondamentale” e la principale forza del centrodestra, in netto contrasto con la debolezza del centrosinistra.
“Per noi la candidata presidente della coalizione è Giorgia Meloni, anche nelle prossime elezioni,” ha dichiarato Lupi in modo netto, chiudendo ogni discussione interna sulla leadership futura.
Lupi ha anche proposto una riforma della legge elettorale che includa un premio di maggioranza, ma con due paletti irrinunciabili: l’introduzione delle preferenze per riavvicinare gli elettori e i listini di coalizione per garantire la rappresentanza di tutti i partner.
Il leader di Noi Moderati ha voluto ribadire l’appartenenza esclusiva al perimetro del centrodestra, chiudendo la porta a potenziali approcci dall’esterno. “Per noi rimane il centrodestra,” ha detto, con un messaggio che molti in sala hanno interpretato come un chiaro riferimento a Carlo Calenda: “A chi dice: ‘Voglio parlare con Lupi e non voglio parlare con Salvini o con Meloni perché sono di destra’, io rispondo che non ci va bene. Chi ha orecchi per intendere, intenda.”
Prima della chiusura, il Vicepremier Antonio Tajani (Forza Italia) è stato il big più applaudito, esaltando l’asse centrista: “9 volte su 10 con Maurizio ci siamo trovati,” anche nelle discussioni sulla Manovra. Tajani ha ribadito il suo mantra: “Le partite si vincono sempre al centro.” E ha concluso: “Il centrosinistra non esiste più, esiste solo la sinistra dove Schlein, Conte, Fratoiani e Bonelli si inseguono,” indicando che i voti vanno cercati tra gli elettori moderati orfani, non tra gli alleati.