Sotto le due Torri di Bologna si preannnuncia un ballottaggio interessante. Da una parte c’è il sindaco uscente, Virginio Merola, che sperava di prendere da subito più del 50% ed evitare il secondo turno: invece, si è fermato sotto al 40% dei voti validi, al 39,14%. La sfidante sarà la leghista Lucia Bergonzoni, che parte svantaggiata al 22% ma tenterà di tutto pur di ottenere il colpaccio. Anche perché il ballottaggio non porta bene alla sinistra bolognese: nel ’99, a sorpresa, vinse Giorgo Guazzaloca. Mentre la città registra il suo peggior dato sull’affluenza di sempre, appena sotto al 60%, la domanda che tutti si pongono è una sola: come si schierano i candidati restati fuori dal ballottaggio, alcuni dei quali portano in dote ben più del 10% dei voti?
IL M5S. Massimo Bugani, il candidato pentastellato, ha dato filo da torcere alla stessa Bergonzoni e si attestato al 16%. La linea del movimento fondato da Beppe Grillo è chiara: nessun apparentamento per il ballottaggio. Quindi da parte di Bugani, che peraltro è molto vicino alla Casaleggio Associati di Milano, non dovrebbe arrivare alcuna apertura. Diverso, invece, il discorso a livello più sottorreaneo: la Lega di Bergonzoni e il Movimento 5 Stelle hanno diversi punti di contatto. Se una vera e propria alleanza non è immaginabile, il corteggiamento leghista punterà direttamente agli elettori pentastellati. ‘PODEMOS’ IN SALSA BOLOGNESE. Bologna, una volta città rossa quasi per antonomasia, può contare su una forte presenza di elettori di ‘sinistra sinistra’. Non a caso, il candidato di Sinistra italiana, Federico Martelloni, che ha avuto l’endorsement anche dello spagnolo Pablo Iglesias di Podemos, può contare su una percentuale di voti espressi domenica di 6,90, cui si potrebbe aggiungere il punto e mezzo ottenuto dai Verdi e, in teoria, pure il punto di Ermanno Lorenzoni, del partito comunista dei lavoratori. Facile immaginare che Merola potrebbe strizzare l’occhio agli elettori, o addirittura offrire qualcosa a Martelloni pur di avere più voti al ballottaggio: l’appello è già partito. LA DOTE DEI ‘CENTRISTI LEGHISTI’. Particolarmente interessante la posizione di Manes Bernardini – candidato civico centrista, su cui pesa però il passato leghista – piazzatosi in quarta posizione dopo Merola, Borgonzoni e Bugani. Forte di circa il 10% delle preferenze espresse domenica, potrebbe diventare il vero e proprio ago della bilancia. Ieri notte, al comitato elettorale della leghista, si ragionava proprio così: “L’importante è che chi ha votato Manes Bernardini al secondo turno voti per noi”.