‘LA FUGA COSTA 14 MILIARDI’. PADOAN, ‘MOLTO ANCORA DA FARE’
Il Centro Studi di Confindustria alza le stime sul Pil, con una ‘previsione prudente’ a +1,5% nel 2017 e a +1,3% nel 2018, registra il recupero di un milione di posti di lavoro, ma conferma l’emergenza occupazione per quanto riguarda i giovani, definendola ‘un doppio spreco per il Paese’. E aggiungendo peraltro che la fuga all’estero degli under 40 in cerca di lavoro ci costa ogni anno un punto di Pil: ‘Nel solo 2015 via in 51 mila, persi 14 miliardi’. Prudente il ministro dell’Economia Padoan, secondo cui in un momento in cui l’economia sembra tornare alla normalita’, il rischio e’ pensare che resti poco da fare. Padoan annuncia che nel Def ‘ci sara’ un ulteriore miglioramento della discesa dell’indebitamento’.
Confindustria vede Pil 2017 a +1,5%. Ecco i numeri della ripresa Migliorano i conti pubblici, aumentano i consumi e l’occupazione Roma, 14 set. (askanews) – Il quadro dell’economia italiana migliora più delle attese. Confindustria ha rivisto al rialzo le stime della crescita del Paese: quest’anno il Pil salirà dell’1,5% e, nel 2018, dell’1,3%. Ecco, allora, tutti i numeri della ripresa messi nero su bianco dal Centro Studi degli industriali negli ultimi Scenari Economici. I consumi sono previsti in aumento dell’1,3% nel 2017 e dell’1,2% nel 2018 mentre l’inflazione rimarrà ai valori attuali (+1,4% nel 2017, +1,2% nel 2018). In accelerazione gli investimenti: +2,3% quest’anno e +3,1% il prossimo. L’export italiano accelera (+4,9% nel 2017 e +3,8% nel 2018) e guadagna quote di mercato. È sostenuto dal rafforzamento della domanda globale ma sarà frenato, specie nel 2018, dall’apprezzamento del cambio. Sul fronte del mercato del lavoro, nel 2017 e nel 2018, l’occupazione sale dell’1,1% e dell’1% (+500mila Ula aggiuntive), dopo il +1,4% del 2016.
L’allungamento degli orari ancora corti smorza la creazione di posti di lavoro, specie nell’industria. Alla fine del biennio previsivo le persone occupate superano di 160mila unità il livello pre-crisi, mentre le Ula sono ancora di 780mila sotto (ma erano cadute di due milioni). E’ già stato recuperato un milione di posti dal 2013. Il tasso di disoccupazione scende al 10,4%. Migliora il deficit pubblico quest’anno: 2,1% del Pil da 2,4%, senza includere manovra e clausole di salvaguardia, e risale al 2,3% nel 2018. Inizia a scendere il rapporto tra debito pubblico e Pil: da 132,6% quest’anno (come nel 2016) a 131,8% il prossimo. Le previsioni Csc non incorporano la legge di Bilancio che avrà un impatto netto sul deficit di 0,5 punti di Pil e che potrebbe perciò ridurre di 2 decimi di punto il tasso di crescita. Continua a scendere la pressione fiscale. Si attesta al 42,5% del Pilquest’anno e al 42% nel 2018. Il credito alle imprese “non è più un forte freno alla ripresa, ma nemmeno la sostiene”. Sciolto il nodo di alcune situazioni di crisi, “c’è minore incertezza”. I prestiti alle famiglie sono in crescita (+0,3% al mese), con un’offerta allentata e una domanda in espansione. Mlp 20170914T103216Z
La fuga dei giovani all’estero, legata alla mancanza di lavoro, costa all’Italia un punto di Pil all’anno, circa 14 miliardi di euro, sottolinea il Centro Studi di Confindustria negli Scenari economici presenti oggi. Dal 208 al 2015 hanno spostato la residenza all’estero 509mila italiani: di questi, circa 260mila avevano tra i 15 e i 39 anni, il 51% del totale degli emigrati. Considerando che la spesa familiare per la crescita e l’educazione di un figlio, dalla nascita ai 25 anni, puo’ essere stimata attorno ai 165 mila euro, e’ come se l’Italia, con l’emigrazione dei giovani, in questi anni avesse perso 42,8 miliardi di euro di investimenti in capitale umano. Per il solo 2015, con un picco di oltre 51mila emigrati under 40 (dai 21mila del 2008), la perdita si aggira sugli 8,4 miliardi. A questi va aggiunta la perdita associata alla spesa sostenuta dallo Stato per la formazione di quei giovani che hanno lasciato il Paese: 5,6 miliardi se si considera la spesa media per studente dalla scuola primaria fino all’universita’ . In totale 14 miliardi nel 2015.
Il Def registrerà il miglioramento di crescita e conti pubblici ma il Paese non può permettersi di adagiarsi: è rischioso pensare che “il peggio” sia alle spalle, “c’è ancora molto lavoro da fare”. Nel suo intervento per la presentazione del rapporto Csc sulle sfide economiche dell’Italia, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan annuncia il via libera al def la prossima settimana e, con un occhio alle elezioni, mette in guardia contro il rischio di sospendere le riforme. Il messaggio del ministro guarda al post elezioni. “Sarebbe un grave errore se si dovesse passare a una legislatura in cui si interrompe lo sforzo avviato”, sottolinea il titolare di via XX Settembre parlando davanti alla platea nella sede di Confindustria. Per Padoan l’emergenza è passata e “l’economia sembra, sottolineo sembra, tornare alla normalità”, ma adesso, evidenzia, “il rischio più serio e’ pensare che il peggio sia passato e quindi meno o poco resti da fare”. Non è così: “se le riforme si interrompono non si resta fermi ma si va indietro, con conseguenze molto gravi” .